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Hans Ulrich Obrist, un curatore su più fronti a Venezia per la Biennale Arte 2026

Hans Ulrich Obrist, un curatore su più fronti a Venezia per la Biennale Arte 2026

Hans Ulrich Obrist è tra i curatori più influenti dell’arte contemporanea ed è anche quello più presente alla Biennale Arte 2026 con tre progetti in simultanea

Hans Ulrich Obrist, direttore artistico delle Serpentine Galleries di Londra e tra i curatori più influenti dell’arte contemporanea, è la presenza trasversale di questa Biennale.

Il Padiglione della Santa Sede, L’orecchio è l’occhio dell’anima, curato insieme a Ben Vickers, si sviluppa in due sedi veneziane: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi a Cannaregio e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello. Un’installazione sonora immersiva ispirata a Ildegarda di Bingen, con lavori di Brian Eno, Patti Smith, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Meredith Monk e altri venti artisti, da ascoltare in cuffie individuali. Patti Smith ha inaugurato con Sonic Prayer nella Chiesa degli Scalzi a inviti.

A Palazzo Diedo a Cannaregio, cura con Mat Dryhurst, Holly Herndon e Adriana Rispoli Strange Rules: una mostra che introduce il concetto del Protocol Art sulle regole invisibili che governano la cultura digitale – algoritmi, AI e web – trasformandole da strumenti in soggetto. Trevor Paglen porta Voyager, un’installazione in cui script audio ipnotici, sensori del polso e software di biofeedback ascoltano le conversazioni fisiche del visitatore e ne selezionano i percorsi narrativi. Philippe Parreno firma una commissione permanente: due cavi elettrificati tesi sul soffitto sostengono una struttura mobile di luci LED che reagiscono ai suoni della stanza, trasformando l’ambiente in qualcosa di vivo.

In qualche maniera Obrist è collegato anche alla mostra all’Espace Louis Vuitton, perchè nel 2022 aveva curato WORLDBUILDING alla Julia Stoschek Foundation e tra gli artisti c’era Lu Yang, che in occasione della Biennale Arte 2026 presenta DOKU The Illusion, il quarto capitolo della serie DOKU. Un’installazione video tra filosofia buddhista, anime e videogiochi che trasforma lo spazio in un santuario cibernetico, a metà tra una cappella e un rifugio futuristico, dove l’avatar, costruito sul volto dell’artista, attraversa paesaggi generati dall’AI sullo sfondo della penisola giapponese di Izu.

Obrist firma anche Fanfare/Lament di Matt Copson all’isola di San Giacomo in Paludo, terza e nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, tra Murano e Burano: acquistata nel 2018 e trasformata dopo anni di importanti lavori conservativi in un laboratorio di arte e sostenibilità. Un’opera multidimensionale che nasce dalla relazione dell’artista con l’isola e con la natura del luogo, progettando sculture volanti (aquiloni) che sventolano sopra le ex polveriere napoleoniche: sono degli occhi senza corpo, che guardano il pubblico dall’alto, e una forma cava e indefinita molto grande nera.

Sui prati sono collocate opere permanenti di Goshka Macuga, Pamela Rosenkranz, Hugh Hayden, Claire Fontaine, Thomas Schütte.

Uno degli spazi residenziali del complesso porta la firma dello Studio Luca Guadagnino: interni essenziali e cornici alle finestre rifinite in foglia d’oro. Regista già presente a Venezia con la sua creatività, nel 2024 aveva curato Homo Faber, la rassegna internazionale dedicata all’alto artigianato alla Fondazione Giorgio Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore, che per la quarta edizione passa il testimone all’artista e designer britannica Es Devlin – la stessa che ha firmato i live show di Beyoncé, U2 e Lady Gaga – e trasformerà l’isola di fronte a San Marco in An Island of Light: quindici installazioni immersive costruite attorno al lavoro di centinaia di maestri artigiani da tutto il mondo, dall’1 al 30 settembre 2026.

La Biennale Arte 2026 nei giorni di vernice

La Biennale Arte 2026 nei giorni di vernice

Venezia è la capitale mondiale dell’arte contemporanea. Lo dimostra la vernice della Biennale Arte 2026: un caleidoscopio di eventi in tutta la città tra mostre, padiglioni, performance, installazioni e feste private, per un’edizione che si intitola In Minor Keys e che, in mezzo a tutto questo, chiede di rallentare.

Anatomy of the Magnolia Tree for Koyo Kouoh and Toni Morrison di María Magdalena Campos-Pons è l’omaggio alla curatrice camerunese Koyo Kouoh, esposto nel Padiglione Centrale dei Giardini, appena restaurato: otto pannelli verticali con i ritratti di Kouoh e Morrison immersi in una foresta di magnolia in fiore – foglie, boccioli, rami che crescono attorno alle due figure vestite di nero, i piedi trasformati in zampe di uccello – e al centro, su un piedistallo bianco, una scultura rossa luminosa a forma di fiore di magnolia esploso, con i petali che si aprono verso l’alto. Le sculture in resina a forma di magnolia (fiore del Sud degli Stati Uniti, simbolo biografico e culturale dell’artista cubana) completano l’installazione, con il paesaggio sonoro di Kamaal Malak. Campos-Pons mette in relazione due donne che non si sono mai incontrate: una la prima donna africana a curare la Biennale Arte di Venezia, l’altra la prima donna nera a vincere il Nobel per la letteratura.

Kouoh aveva costruito tutto il progetto – selezionato gli artisti, scritto il testo curatoriale, definito l’allestimento – ed è scomparsa improvvisamente nel maggio 2025, prima della presentazione ufficiale. Il suo team ha portato avanti il lavoro esattamente come lei lo aveva lasciato.

La sua eredità curatoriale è una Biennale che premia chi rallenta, si ferma e respira. Un invito a sintonizzarsi sulle tonalità minori (In Minor Keys appunto): quelle che non gridano, non restano in superficie, ma richiedono tempo, lo stesso tempo utile per leggere le didascalie, i testi dell’artista, le spiegazioni accanto alle opere. Senza, molte cose restano mute.

Carlo Ratti, alla sua Biennale Architettura (2025), aveva trovato una soluzione elegante: didascalie accorciate con l’intelligenza artificiale, rese molto facili e di breve lettura, pensate per chi aveva cinque minuti come cinquanta. In questa edizione uno strumento simile sarebbe stato utile. Personalmente la soluzione più pratica è stata chiacchierare con i ragazzi dello staff dotati della spilla “ask me”: preparati, capaci di spiegare senza banalizzare, in grado di trasformare la sosta in un piacevole momento di apprendimento.

Il corpo come soggetto e oggetto

Dalla esagerata folla di accreditati, decisamente fuori scala rispetto alle edizioni precedenti (difficile visitare con calma, difficile lavorare), si è sommato il rumore di fondo della questione Russia con la scelta del Presidente Buttafuoco di riammettere il padiglione russo, generando contestazioni ministeriali e di piazza, con la giuria che si è dimessa in blocco e i Leoni d’Oro trasformati in un televoto popolare.

Come le Guerrilla Girls nel 1985, seppur per altri motivi, le Pussy Riot si sono presentate a petto nudo con maschere fucsia davanti al padiglione della Russia, mettendo il corpo femminile nudo come gesto socio-politico dichiarato.

Il corpo, associato all’acqua come soggetto e simbolo dell’ecosistema in crisi, è affrontato dall’austriaca Florentina Holzinger che rappresenta il suo Paese con SeaWorld Venice, curato da Nora-Swantje Almes. La performance più discussa e instagrammabile (visibile già dall’esterno) è quella della campana di bronzo: allo scoccare di ogni ora, una donna nuda funge da battacchio: il suo corpo come strumento d’allarme contro il cambiamento climatico. Proprio in quei giorni l’account Instagram di Holzinger è stato temporaneamente sospeso da Meta per la censura automatica dei corpi senza veli. L’ironia è tutta nel post pubblicato da @artnotnet: “The algorithm was not curatorially prepared for Venice.”

Mi ci sono volute due ore e mezza di coda sotto il sole per entrare nel padiglione, che funziona contemporaneamente come parco acquatico, impianto di depurazione delle acque reflue ed edificio sacro, rendendo visibile quello che normalmente si tiene fuori dalla vista.

Entrando sulla destra tre donne di età diverse inscenano una deposizione di Cristo al femminile, arrampicandosi su una gigantesca banderuola rotante; sulla sinistra una performer nuda guida una moto d’acqua in circolo, bagnando le persone tra il divertito e il terrorizzato. Dietro all’edificio c’è un cortile con due bagni chimici utilizzabili dal pubblico, collegati a una vasca dove una donna fluttua silenziosa, immersa nell’acqua filtrata dai fluidi corporei dei visitatori stessi. Uno spazio vetrato sulla sinistra presenta dei tubi impazziti che spruzzano liquidi marrone sulle performer. La scena è cruda, difficile da guardare, eppure guardare è l’unica cosa che si può fare. Vien voglia di intervenire, e allo stesso tempo quel qualcosa di marrone ti blocca.

È il territorio che Luis Buñuel aveva esplorato in Il fantasma della libertà (1974), rovesciando i tabù corporali fino a renderli irriconoscibili, e che Kubrick aveva toccato in Eyes Wide Shut con la sequenza in cui Nicole Kidman è in bagno proprio per restituire una naturalezza intima che non appartiene alla grammatica del cinema commerciale. Holzinger porta quella stessa logica dentro un padiglione della Biennale, e il pubblico resta lì, telefono in mano, a chiedersi se stia guardando o partecipando.

Il collegamento con il Padiglione Lussemburgo all’Arsenale è immediato: Aline Bouvy presenta La Merde, un saggio cinematografico femminista che affronta la vergogna come costrutto sociale attraverso la figura di un essere-escremento che attraversa diverse fasi della vita, incarnando ciò che la società tenta di reprimere.

Il tema del corpo e della cura si declina in modo diverso al Padiglione del Giappone, dove Ei Arakawa-Nash, padre di gemelli, dispone 208 bambole di circa 5-6 chili ciascuna: ogni visitatore ne prende in braccio una e la porta con sé attraverso il padiglione, cambiandole il pannolino prima di uscire. Un codice QR attiva una poesia legata alla data di nascita assegnata alla bambola. Quello che sembra un gesto tenero è anche una critica alla retorica della guerra: i bambini, scrive l’artista, sono tra le prime vittime dei conflitti.

La stessa urgenza sul corpo femminile è presente al Padiglione Centrale: Buhlebezwe Siwani espone Zanenkosi e Ilifa lakhe, sculture scolpite in sapone verde, colore immediatamente riconoscibile per ogni famiglia sudafricana a basso reddito. Quel materiale povero diventa il modo per parlare della donna incinta, la gravidanza come tempo considerato improduttivo nella società. L’antitesi con gli idoli preistorici della Collezione Ligabue, dove la maternità era venerata come forza vitale.

Quella stessa collezione ora visitabile, grazie alla Fondazione Giancarlo Ligabue che ha aperto al pubblico il Palazzo delle Arti e delle Culture, splendido Palazzo Erizzo sul Canal Grande, con Collecto: un percorso di oltre 400 opere che attraversa 4,5 miliardi di anni di storia umana: dal meteorite pallasite tra i più rari al mondo alle Veneri preistoriche, dalla biblioteca mesopotamica con 250 tra bassorilievi e tavolette cuneiformi a Leonardo da Vinci, Tiepolo e Guardi, fino agli artisti contemporanei Arcangelo Sassolino, Nico Vascellari, Giorgio Andreotta Calò e Vera Lutter.

Il corpo attraversa anche la Biennale Off con Transforming Energy alle Gallerie dell’Accademia che, con la curatela di Shai Baitel, festeggia gli ottant’anni di Marina Abramović, prima donna artista vivente a ricevere una grande mostra in questo museo. Negli spazi della collezione permanente e in quelli temporanei, le sue opere storiche come la Pietà (with Ulay) in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano convivono con i Transitory Objects: strutture in pietra con cristalli di quarzo e ametista incastonati per attivare quella che Abramović chiama una trasmissione di energia. Il corpo del visitatore diventa parte dell’opera: ci si sdraia, ci si siede, ci si ferma in silenzio. Si esce leggeri, con la sensazione di aver dedicato del tempo a se stessi. Necessario, in quei giorni.

L’importante è esserci… 

C’è chi espone anche quando il proprio ministero rinuncia al padiglione. È quello che è successo a Gabrielle Goliath che, sebbene il suo video dedicato alla poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa a Gaza nel 2023, fosse stato giudicato “altamente divisivo”, ha trovato spazio nella Chiesa di Sant’Antonin, a Castello, vicino all’Arsenale dove il padiglione ufficiale è rimasto chiuso.

E poi c’è chi sceglie Venezia durante la Biennale perché è il momento in cui il mondo guarda.

Dale Chihuly torna a Venezia trent’anni dopo Chihuly Over Venice con tre sculture in vetro alte fino a 9,5 m, tutte visibili dal Ponte dell’Accademia: la Gold Tower a Palazzo Franchetti, la Blue and Green Tower a Ca’ Balbi Valier, l’End of the Day Chandelier a Palazzo Querini alla Carità.

Solo nei giorni della vernice lo Studio DRIFT ha installato Shy Society sulla facciata di Palazzo Balbi: una costellazione cinetica di forme luminose in alluminio e LED sospese, che di notte sembravano meduse che pulsavano sull’acqua. E sempre in quei giorni, dall’isola di San Clemente, Chris Levine ha proiettato Higher Power: un raggio laser verde di derivazione militare riconvertita, abbastanza potente da essere stato rilevato dalla Stazione Spaziale Internazionale, visibile ogni sera con un messaggio scritto dall’artista sui social: “Make light, not war.”

Dentro e fuori la Biennale, in acqua e sui palazzi, nei padiglioni e nelle polveriere: tutto questo produce un effetto che Venezia sa generare come nessun’altra città al mondo: troppo da leggere per leggere tutto, abbastanza da capire che fermarsi vale sempre la pena.

La Biennale Arte 2022 di Venezia: tutti i padiglioni

La Biennale Arte 2022 di Venezia: tutti i padiglioni

biennale d'Arte Venezia 2015 Foto di luciapecoraro.com

Anticipazioni dai padiglioni nazionali alla prossima Biennale Arte 2022, con l’opening in aprile e per la prima volta una curatrice italiana: Cecilia Alemani

La Biennale di Venezia è un inno alla donna. Sono passate poche settimane dalla nomina di Lesley Lokko a curatrice della 18.ma Mostra Internazionale di Architettura (dal 20 maggio a domenica 26 novembre 2023) e i protagonisti della 59ma Esposizione Internazionale d’Arte stanno già svelando molte novità, prima fra tutte l’apertura anticipata: da sabato 23 aprile al 27 novembre 2022 con pre-apertura il 20, 21, 22 aprile 2022. In aggiunta, la selezione sia artistica che curatoriale sarà per una buona percentuale al femminile.

Cecilia Alemani è la prima curatrice italiana ad essere stata nominata per questo ruolo. È attualmente direttrice artistica della High Line Art e precedentemente curatrice del Padiglione Italia alla Biennale Arte 2017; ha scelto per La Biennale Arte 2022 il titolo Il latte dei sogni, lo stesso del libro di un’altra donna: l’artista surrealista Leonora Carrington.

Cecilia spiega la scelta ispirativa: “l’artista descrive un mondo magico nel quale la vita è costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. La Mostra propone un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano.

Curiosi di scoprire la prossima Mostra d’Arte di Venezia, abbiamo realizzato una lista in ordine alfabetico dei partecipanti annunciati finora: padiglioni nazionali, i loro artisti e curatori.

Arsenale di Venezia
Arsenale di Venezia

Dalla A alla Z: i padiglioni Biennale 2022

  • Albania
    Artista: Lumturi Blloshmi
    Curatore: Adela Demetja
    Il Padiglione è all’Arsenale
  • Argentina
    Artista: Mónica Heller
    Curatore: Alejo Ponce de León
    Il Padiglione è all’Arsenale

L’arte di Mónica Heller si sviluppa attraverso il disegno, la pittura, le animazioni 2D e 3D in una narrazione intensa di storie o favole, dove protagonisti sono persone e oggetti antropomorfi inseriti in un immaginario fantastico. Il suo lavoro si concentra sull’impatto emotivo, sociale ed esistenziale attraverso spesso l’uso per immagine della tecnologia come mezzo di interpretazione e sublimazione del reale.

  • Australia
    Artista: Marco Fusinato
    Curatore: Alexie Glass-Kantor
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Marco Fusinato è un artista e musicista australiano che combina diverse pratiche artistiche: fotografia, installazioni e musica con le performance dal vivo. È la seconda volta che partecipa alla Biennale di Venezia: aveva esposto nel 2015 con la curatela del critico d’arte nigeriano Okwui Enwezor in All the World’s Futures.

Alexie Glass-Kantor è uno dei curatori più apprezzati in Australia, attualmente Direttore Esecutivo di Artspace a Sydney e curatore di Encounters for Art Basel Hong Kong
.

  • Austria
    Artisti: Jakob Lena Knebl e Ashley Hans Scheirl
    Curatore: Karola Kraus
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Gli artisti hanno concepito un’enorme installazione simile ad un palcoscenico – Invitation of the Soft Machine and Her Angry Body Parts – composto da dipinti, opere tessili, fotografie, oggetti, opere sonore e video per ologrammi e app interattive. Lo spazio è pensato per cambiare le idee convenzionali delle presentazioni museali, liberarsi dai dettami e sperimentare un viaggio verso sfere utopiche immaginabili e alternative.

  • Belgio
    Artista: Francis Alÿs
    Curatore: Hilde Teerlinck
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Francis Alÿs è un artista di origine belga che nel 1986, lasciata la professione di architetto, si è trasferito a Città del Messico. È conosciuto per il suo lavoro interdisciplinare che spazia dell’arte, l’architettura e le pratiche sociali.

  • Brasile
    Artista: Jonathas de Andrade
    Curatori: Jacopo Crivelli Visconti e José Olympio da Veiga Pereira
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

L’arte di Jonathas De Andrade esplora la società moderna attraverso la memoria, gli oggetti, i simboli, la fotografia e il cinema. Le sue opere sono installazioni, immagini e video che esaminano gli effetti e le dinamiche del potere politico nella società, nelle persone e nel concetto di etica.

  • Canada
    Artista: Stan Douglas
    Curatore: Reid Shier
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

L’artista di Vancouver è riconosciuto come uno degli artisti contemporanei più importanti del suo Paese. Le sue opere multidisciplinari tra film, fotografie e, più recentemente, produzioni teatrali, riflettono il potenziale dinamico che scaturiscono i momenti cruciali della nostra storia.

  • Catalogna
    Artista: Lara Fluxà
    Curatore: Oriol Fondevila

Classe ’85 di Palma di Maiorca, Lara Fluxà considera l’azione della misurazione una strategia inutile per affrontare l’incertezza della vita, in quanto limita le possibilità di percepire ciò che sta al di là del risultato analizzato. Così, modifica e altera gli strumenti e i processi di calcolo, generando nuovi risultati, percezioni invisibili come materiali trasparenti tipo acqua o vetro e fenomenologici come l’aria o la luce in esperienze possibili.

  • Danimarca
    Artist: Uffe Isolotto
    Organizzatori : Jacob Lillemose
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Il Padiglione Danese alla Biennale di Venezia, grazie alla connessione dell’artista visivo Uffe Isolotto, presenterà uno scenario drammatico social-realista dai riferimenti mitologici e idilliaci.

  • Estonia
    Artisti: Kristina Norman, Bita Razavi ed Emily Rosaly Saal
    Organizzatori: Corina L. Apostol e Maria Arusoo
    Il Padiglione ospite in quello dell’Olanda è ai Giardini della Biennale

Orchidelirium: An Appetite for Abundance è il titolo della mostra al Padiglione Estonia 2022 ispirato alle piante tropicali. Le artiste propongono opere storiche e nuove per dare una visione multiforme della storia coloniale e delle sue problematiche.

  • Emirati Arabi Uniti
    Artista: Mohamed Ahmed Ibrahim
    Curatrice: Maya Allison
    Il Padiglione è all’Arsenale

Pittore, scultore e land artist innovativo, Mohamed Ahmed Ibrahim rappresenterà gli Emirati Arabi Uniti alla Biennale di Venezia in una mostra curata da Maya Allison, Direttrice Esecutivo della New York University Abu Dhabi Art Gallery. Conosciuto per essere uno dei primi artisti sperimentali degli Emirati Arabi Uniti, Ibrahim è un membro influente della comunità artistica d’avanguardia del Paese formatasi nei primi anni ’80.

  • Filippine
    Artisti: Gerardo Tan, Felicidad A. Prudente e Sammy Buhle
    Curatori: Yael Buencamino Borromeo e Arvin Jason Flores
    Il Padiglione è all’Arsenale

Scelta su 11 proposte curatoriali, la mostra All of us present, This is our gathering/Andi taku e sana, Amung taku di sana che verrà curata da Yael Buencamino Borromeo e Arvin Jason Flores presenterà il progetto in collaborazione dell’artista Gerardo Tan, la musicologa Felicidad A. Prudente ed il tessitore Sammy Buhle. La mostra prevede un approccio interdisciplinare dei sensi mediato da suoni, performance, immagini e oggetti che intrecciano il consueto ed il contemporaneo.

  • Finlandia
    Artista: Pilvi Takala
    Curatore: Christina Li
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Pilvi Takala è un’artista performer di Helsinki che lavora con il video. Il suo approccio artistico è nella ricerca per elaborare e mettere in discussione le regole come quelle che creiamo nel nostro comportamento a seconda del contesto. Spesso nei suoi lavori la candid camera è arte.

  • Francia
    Artista: Zineb Sedira
    Curatori: Yasmina Reggad e Art Reoriented (Sam Bardaouil e Till Fellrath)
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Zineb Sedira è un’artista francese di origine algerina che da sempre abbraccia i generi della narrazione autobiografica, della fiction e documentaristica. Per il padiglione francese è stato pensato un dialogo all’interno delle vicende sul colonialismo e i relativi racconti storici di testimonianze e patrimonio collettivo.

  • Germania
    Artista: Maria Eichhorn
    Curatore: Yilmaz Dziewior
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Classe ’62 di Bamberga, la berlinese Maria Eichhorn è conosciuta per le sue opere e installazioni site-specific dalla natura processuale che indagano il tema della proprietà o controllo, spesso nei sistemi politici ed economici, rivelando incoerenze e complessità nei rapportati di lavoro, valore e tempo.

  • Gran Bretagna
    Artista: Sonia Boyce
    Organizzatori: British Council
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Approccio altamente innovativo e sperimentale tra performance improvvisata e collaborativa ed elementi audiovisivi che invita i partecipanti a riunirsi e parlare, cantare o muoversi in relazione al passato e al presente.

  • Giappone
    Artisti: Dumb Type
    Organizzatori: Japan Foundation
    Il Padiglione è ai Giardini della Biennale

Formato a Kyoto nel 1984, Dumb Type è un collettivo artistico non gerarchico composto da artisti che lavorano con l’arte visiva, il video, la programmazione informatica, la musica e la danza. Affrontando diverse tematiche, quali di genere, razza, AIDS, vita e morte, memoria e società per Venezia intendono presentare un’installazione dal tema “post-verità”, che fa riferimento a una società in cui i sentimenti personali influenzano l’opinione pubblica piuttosto che i fatti oggettivi.

  • Hong Kong
    Artista: Angela Su
    Curatore: Freya Chou
    Il Padiglione è in Campo della Tana, Castello

Angela Su è la prima artista donna a rappresentare Hong Kong alla Biennale in una mostra personale. La scultrice, nata a Hong Kong, laureata in biochimica all’Università di Toronto e in arti visive all’Ontario College of Art and Design, è nota per i suoi lavori dai toni gotici, i disegni scientifici e le sue performance.

  • Islanda
    Artista: Sigurður Guðjónsson
    Curatore: Mónica Bello
    Il Padiglione è all’Arsenale

Sigurður Guðjónsson è noto per le sue potenti opere video oscure e ipnotiche dove immagine, audio e spazialità creano un insieme organico. È un artista che utilizza il potenziale dei media per produrre opere che coinvolgono ritmicamente lo spettatore in un’esperienza sinestetica, collegando visione e udito in modi che sembrano estendere il proprio campo percettivo e produrre sensazioni nuove.

Pietra, acciaio, legno e vetro vengono modellati, composti e assemblati per rendere solida, visibile e fisica una risposta silenziosa. Gli oggetti e gli spazi possono parlare così come la mostra di Niamh O’Malley dal titolo Gather può contenere e descrivere. C’è conforto nel contatto, nel conoscere i confini delle cose e, durante un periodo di tempo in cui siamo così tanto nelle nostre teste, O’Malley ci ricorda che siamo anche, acutamente e collettivamente, nel mondo.

Una serie di conversazioni e un libro (pubblicato da Temple Bar Gallery+Studios e in uscita proprio all’inaugurazione della Biennale di Venezia) progettato da Alex Synge di The First 47 come oggetto visivo, arricchiranno l’esposizione, diventando un progetto di mostra multi-sede in un tour nazionale come programma di impegno pubblico per tutto il 2023.

  • Italia
    Artista: Gian Maria Tosatti
    Curatore: Eugenio Viola
    Il Padiglione è alle Tese delle Vergini, Arsenale

Eugenio Viola, Chief curator al PICA – Perth Institute of Contemporary Arts in Australia e al MAMBO – Museo de Arte Moderno de Bogotá, non è nuovo come curatore alla Biennale: lo abbiamo visto nel 2015 per il Padiglione Estonia. Quest’anno per il Padiglione Italia ha scelto una personale dedicata ad un solo artista, Gian Maria Tosatti, classe 1980.

  • Lussemburgo
    Artista: Tina Gillen
    Curatore: Christophe Gallois
    Il Padiglione è all’Arsenale

Le opere di Tina Gillen raffigurano momenti di vita quotidiana, sostenendo un grado di ambiguità tra astrazione e figurazione, costruzione e improvvisazione. Il progetto Faraway So Close per la Biennale Arte 2022 si tratta di un’ambiziosa installazione pittorica concepita appositamente in dialogo con la storica cornice delle Sale d’Armi dell’Arsenale in esplorazione dalla superficie pittorica e quella tridimensionale: un tableau vivant che riflette sul rapporto tra spazio interno e mondo esterno.

La mostra è accompagnata da un progetto di ricerca intitolato Forms of Life che prevede seminari mensili presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, dove Gillen insegna pittura, e un workshop a Venezia durante la Biennale.

  • Malta
    Artisti: Brian Schembri, Giuseppe Schembri Bonaci e Arcangelo Sassolino
    Curatori: Keith Sciberras e Jeffrey Uslip
    Il Padiglione è all’Arsenale

Diplomazija Astuta è il titolo del progetto del team creativo composto da Giuseppe Schembri Bonaci (Malta), Arcangelo Sassolino (Italia) e dalle composizioni del direttore d’orchestra e musicista maltese Brian Schembri, selezionato in rappresentazione di Malta per la Biennale Arte 2022.

Si tratterà di un’installazione concettuale, immersiva e site-specific che collegherà le narrazioni bibliche con la cultura contemporanea. Ne farà parte anche l’opera Metall u Skiet di Giuseppe Schembri Bonaci, brani tratti dal Salmo 139 registrati in ebraico, aramaico, latino, greco, maltese, italiano e inglese, resi tridimensionali dando forma scultorea al linguaggio e rendendo concreto lo spirituale in una Stele di Rosetta del 21° secolo.

  • Nuova Zelanda
    Artista: Yuki Kihara
    Curatrice: Natalie King
    Il padiglione è all’Arsenale

Ecologia delle piccole isole della Nuova Zelanda, cambiamento climatico, diritti queer, lo sguardo di Gauguin e la decolonizzazione, sono alcuni dei temi esplorati dal pluripremiato artista interdisciplinare Yuki Kihara, per il padiglione Nuova Zelanda. Paradise Camp è un progetto durato otto anni che comprende fotografia, video, ricerca d’archivio e attività sociali, girato sull’isola di Upolu, Sāmoa.

  • Olanda
    Artista: Melanie Bonajo
    Curatori: Orlando Maaike Gouwenberg, Geir Haraldseth e Soraya Pol
    Il Padiglione è alla Chiesetta della Misericordia

Melanie Bonajo è un’artista-regista e anche bodyworker e sex coach. Bonajo creerà un’installazione video immersiva che esplorerà l’importanza del tocco e dell’intimità, in un’epoca di crescente isolamento guidato dal digitale. Dopo più di due anni di distanziamento sociale, il lavoro di Bonajo potrebbe diventare la riscoperta di un abbraccio di cui molte persone hanno bisogno (o forse no).

     

     

    • Oman
      Artisti: Anwar Sonya, Hassan Meer, Budoor Al Riyami, Radhika Khimji e Raiya Al Rawahi
      Curatori: Sayyid Saeed Al Busaidi e Aisha Stoby
      Il Padiglione è all’Arsenale

    Al debutto alla Biennale di Venezia del Sultanato dell’Oman, il principe ereditario Sayyid Theyazin bin Haitham Al Said presenterà le opere di 5 artisti, un collettivo locale chiamato Circle Group, che rappresentano gli ultimi 50 anni di arte contemporanea del Paese.

    La mostra multimediale curata da Aisha Stoby, storica dell’arte moderna dell’Oman e del Medio Oriente, mostrerà le opere del pittore Anwar Sonya, di Hassan Meer, del fotografo e artista di installazioni video Budoor Al Riyami, di Radhika Khimji, il cui lavoro femminista comprende sculture e tessuti, e i lavori ultimi del giovane artista di installazioni sonore Raiya Al Rawahi, scomparso 5 anni fa.

    • Polonia
      Artista: Małgorzata Mirga-Tas
      Curatori: Wojciech Szymański e Joanna Warsza
      Il Padiglione è ai Giardini

    Trouble in Paradise è una storia a più narrazioni sul futuro della vita comunitaria in campagna e al suo alto potenziale: i dati rilevati dimostrano che sebbene le aree rurali rappresentino il 93% del territorio polacco solo il 40% della popolazione vi vive. La mostra è la rappresentazione dell’analisi approfondita sulle attività lavorative e di vita in queste aree, con un richiamo al tema all’emarginazione e alle correlate problematiche affrontate dai suoi abitanti.

    • Russia
      Artisti: Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva
      Curatore: Raimundas Malašauskas
      Il Padiglione è ai Giardini

    La Biennale di Venezia ha appreso la decisione del curatore e degli artisti del Padiglione della Federazione Russa i quali, rassegnando le dimissioni, annullano di fatto la partecipazione alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte.

    La Biennale esprime piena solidarietà per questo atto coraggioso e nobile e condivide le motivazioni che hanno portato a questa scelta, che drammaticamente raffigura la tragedia in cui si trova l’intera popolazione dell’Ucraina.

    La Biennale resta il luogo di incontro fra i popoli attraverso le arti e la cultura e condanna chi impedisce con la violenza il dialogo nel segno della pace.

    Questo sarebbe stato il progetto per il padiglione:
    Coreografato come una scena di gesti, la presentazione di Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva alla 59ma Biennale di Venezia è un tentativo di affrontare la complessità dei tempi corporei, materiali e tecnologici. Evoca una transizione da uno stato all’altro, un flusso contorto tra futuro e passato, una divisione sospesa tra morto e vivo (e digitale), giorno e notte. Scivolare tra linguaggi e rappresentazioni, soffermarsi sulla memoria sociale più recente, congelarsi nell’attesa di cose impreviste, prepararsi al domani, catastrofico o luminoso, o entrambi.” Raimundas Malašauskas.

     

    • Sámi (ex paesi nordici: Norvegia, Svezia e Finlandia)
      Artisti: Pauliina Feodoroff, Máret Ánne Sara e Anders Sunna
      Curatori: Katya García-Antón, Liisa-Rávná Finbog e Beaska Niillas
      Il Padiglione è ai Giardini

    Il padiglione nordico cambia nome in Sámi e mostrerà le opere di 3 artisti della regione, appunto, Sámi della Norvegia settentrionale. La selezione degli artisti e il cambio del nome è, come dichiarano i curatori dell’Office for Contemporary Art Norway: “un’inversione simbolica delle rivendicazioni coloniali che hanno cercato di cancellare la terra e la cultura Sámi”.

    • Scozia
      Artista: Alberta Whittle
      Organizzatori: Glasgow International e Scotland + Venice
      Il Padiglione è alla Darsena Arsenale di San Pietro di Castello

    Lavora con il cinema, la scultura, i media, la performance e l’installazione. Alberta Whittle risponde agli eventi odierni attingendo alla ricerca e alla diaspora africana tra colonialismo, xenofobia, cambiamento climatico e pandemia.

    • Serbia
      Artista: Vladimir Nikolic
      Curatrice: Biljana Ciric
      Il Padiglione è ai Giardini

    Biljana Ciric è una curatrice indipendente con sede a Shanghai che per Venezia presenta l’artista Vladimir Nikolic, nato nel 1974 a Belgrado (Serbia), dove vive e lavora. I suoi lavori sono stati presentati in diverse importanti gallerie e musei, tra cui la Whitechapel Art Gallery e The 88 Project.

    • Singapore
      Artista: Shubigi Rao
      Curatore: Ute Meta Bauer
      Il Padiglione è all’Arsenale

    Ute Meta Bauer è curatrice di mostre e presentazioni, collegando arte contemporanea, film, video e suono attraverso formati transdisciplinari. Da quasi 10 anni è Direttrice Fondatore di NTU CCA Singapore – Center for Contemporary Art, Singapore — un centro di ricerca della Nanyang Technological University (NTU), dove è professoressa ordinaria presso la School of Art, Design & Media (ADM). La sua principale ricerca, supportata dal Ministero della Pubblica Istruzione di Singapore, è sulla crisi climatica e la perdita culturale.

    Ecco che si affina l’arte dell’artista e scrittrice Shubigi Rao che include testi, film e fotografie e guarda ai punti critici attuali e storici come cambiamenti di prospettiva in esame delle crisi contemporanee di spostamento sia di persone, lingue, culture che del sapere.

    • Slovenia
      Artista: Marko Jakše
      Curatore: Robert Simonišek
      Il Padiglione è all’Arsenale

    La mostra è un omaggio al pittore Marko Jakše, vincitore del Prešeren Fund Award nel 2015. Fin dall’inizio del suo percorso creativo si è dedicato intensamente alla pittura con motivi figurali e paesaggistici riconoscibili, creando un misterioso universo in cui si intrecciano sogno e realtà, lirico e narrativo, arcaico e moderno.

    • Spagna
      Artista: Ignasi Aballí
      Curatrice: Beatriz Espejo
      Il Padiglione è ai Giardini

    Corrección è l’intervento di Ignasi Aballí per il padiglione spagnolo che vuole enfatizzare l’idea di sbagliato, nascosto, impensabile ed inimmaginabile. Secondo la curatrice Beatriz Espejo, importante scrittrice, insegnante e ricercatrice messicana, il progetto di Aballì si pone come “un intervento che sconvolge la memoria in termini spaziali, che modifica lo spazio espositivo, la sua collocazione alla Biennale e il suo rapporto con la città di Venezia”.

    La scultrice di Brooklyn, Simone Leigh dedica interamente la sua mostra al padiglione degli Stati Uniti, intitolata Simone Leigh: Sovereignty, “alle esperienze e ai contributi delle donne nere” come afferma la co-curatrice Jill Medvedow. Le sculture figurative di donne nere di Chicago scolpite a grandezza naturale in ceramica e rafia prima di essere fuse in bronzo, attingono alle tradizioni artistiche dell’Africa e della diaspora africana, fondendo narrazioni disparate.

    Inoltre, questo ottobre 2022, per la parte finale della mostra, Leigh convocherà studiosi e artisti da tutto il mondo per Loophole of Retreat: Venice. Dopo Venezia si sposteranno all’ICA, il museo sul lungomare di Boston, per una prima grande personale dell’artista.

    • Svizzera
      Artisti: Latifa Echakhch
      Curatori: Francesco Stocchi e Alexandre Babel
      Il Padiglione è ai Giardini

    Vive a Fully in Svizzera. Background franco-marocchino, l’artista Latifa Echakhch è nota per le sue installazioni interdisciplinari contraddistinte dal sottile equilibrio tra forza e fragilità e per un linguaggio visivo concettualmente surreale.

    La mostra dal titolo The Concert sarà un’esperienza ritmica unica composta da effetti visivi, acustici e spaziali realizzati dall’artista assieme ai curatori: il romano Francesco Stocchi ed il percussionista Alexandre Babel.

    La maggior parte dei materiali utilizzati per la mostra sono riciclati dalle precedenti Biennali per enfatizzare il ciclo vitale come effetto di una trasformazione perdurante.

    • Taiwan
      Artista: Sakuliu
      Curatore: Patrick Flores
      Il Padiglione è al Palazzo delle Prigioni, Castello 4209, San Marco

    “Questo è un momento speciale.” Afferma Ping Lin, direttore del Taipei Fine Arts Museum: “La pandemia globale ci ha dato motivo di riflettere profondamente e ci costringe a riesaminare il rapporto tra le persone e altre specie e oggetti. Sakuliu è un narratore di talento. Le sue diverse forme d’arte ci raccontano storie perdute, abbracciano la cultura contemporanea, la politica e l’economia e allentano la struttura della conoscenza tradizionale prestabilita, facendoci ripensare a come prosperare armoniosamente insieme all’ambiente da cui dipendiamo”.

    • Turchia
      Artista: Füsun Onur
      Curatrice: Bige Örer
      Il Padiglione è all’Arsenale

    Il Padiglione della Turchia, che risiederà all’Arsenale fino al 2034, ospiterà per la manifestazione veneziana 2022 un’installazione di Füsun Onur, artista contemporanea le cui opere dai riferimenti autobiografici trattano le potenzialità dello spazio, tempo, ritmo e forma.

    • Ungheria
      Artista: Zsófia Keresztes
      Curatore: Mónika Zsiklai
      Il Padiglione è ai Giardini

    La mostra curata da Mónika Zsiklai, direttrice curatoriale del Q Contemporary di Budapest, è il progetto vincitore del concorso pubblico dell’artista Zsófia Keresztes intitolato After Dreams, I Dare to Defy the Damages. Keresztes è un’artista visiva le cui sculture e installazioni sono caratterizzate da colori tenui e composti a mosaico.

    • Zimbabwe
      Artisti: Wallen Mapondera, Ronald Muchatuta, Kresiah Mukwazhi e Terrence Musekiwa
      Curatrice: Fadzai Veronica Muchemwa

    Fadzai Veronica Muchemwa è ricercatrice, scrittrice e curatrice emergente che lavora ad Harare nello Zimbabwe. È già stata curatrice del Padiglione dello Zimbabwe alla 56a Biennale di Venezia nel 2015 e per il 2022 presenta un gruppo di artisti con oltre dieci anni di attività e riconosciuti nel sistema arte internazionale.

    Wallen Mapondera lavora con i media, la pittura, il disegno, la scultura e le installazioni per “sfidare la linearità del tempo e della storia, evocare temi sociali e politici di potere, dominio, gerarchie e corruzione”.

    Ronald Muchatuta esplora i problemi della diaspora dello Zimbabwe tra migrazione, politica, postcolonialismo e discriminazione.

    L’arte di Kresiah Mukwazhi si basa sulle esperienze personali e la violenza, lo sfruttamento e l’abuso di genere, facendo emergere casi di aggressione sessuale nel suo Paese e nel resto dell’Africa meridionale.

    Proveniente da una lunga stirpe di scultori, Terrence Musekiwa crea pezzi che “sfidano e rendono omaggio allo stesso tempo alla tradizione dello Zimbabwe” in un dialogo tra sistemi e modi di vita.

    Le foto sono:
    – Christian Benesch per il Padiglione Austria.
    – Di Mónica Heller l’immagine è DE LA CONCIENCIA SATÉLITE AL SABER SATELITAL (2019) video animazione 3d monocanal 6:18 min, Muntref.
    – Opera di Lara Fluxà.
    – Opera per il Padiglone Estonia.
    – Ritratto di Paul-Cochrane dell’artista Sonia Boyce per il padiglione della Gran Bretagna.
    – Per il Padiglione Polonia la foto è un’opera di Małgorzata Mirga-Tas, Esma Redźepova / Herstories (patchwork, 2021).
    – YK Evotia Tamua New Zeeland 2022.
    – Máret Ánne Sara by Marie Louise Somby.
    – Simone Leigh, 2021 per concessione dell’artista e della Matthew Marks Gallery, foto di Shaniqwa Jarvis.
    – Alexandre Babel, Latifa Echakhch e Francesco Stocchi ph. Sébastien Agnetti per il Padiglione Svizzera.
     

    Annunciato il titolo della prossima Biennale di Venezia

    Annunciato il titolo della prossima Biennale di Venezia

    biennale d'Arte Venezia 2015 Foto di luciapecoraro.com

    Ieri, sbirciando in Instagram ho scoperto il titolo della prossima Biennale di Venezia.

    Con un titolo trasformato in hashtag semplice ed efficace #Illattedeisogni la curatrice Cecilia Alemani lancia la sua proposta per la 59.ma Biennale Arte di Venezia 2022, in ispirazione ad un libro di Leonora Carrington.

    Leonora Carrington

    Inglese di nascita (1917) e messicana di adozione, dove vi ha vissuto per settant’anni, è un nome conosciuto nel mondo dell’arte in particolare quello riferito al periodo del surrealismo per essere stata una delle “muse inquietanti”.

    Una figura di rara forza e mistero, sempre in fuga dalle costrizioni di un’identità fissa e coerente, dai quadri enigmatici e beffardi. Il ricordo di lei è anche come scrittrice: celebre è il suo libro dal titolo La debuttante, dove una giovane appunto debuttante per non partecipare ad una festa organizzatale dalla madre, chiede il favore ad una iena di prendere il suo posto. Gli effetti risulteranno devastanti e buffi. Un racconto che mette in mano al lettore la scoperta del surreale come valore di normalità.

     

    E così anche in Il latte dei sogni la curatrice spiega:

    “l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita è costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. La mostra propone un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano”.

    “La mostra – aggiunge Alemani – nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza una serie di domande che non solo evocano questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza stessa dell’umanità è minacciata, ma che riassumono molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Come si definisce la vita e quali sono le differenze che separano l’animale, il vegetale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, di altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi”.

    @luciapecoraro Palazzo Grassi, Venezia 2018

    Quest’ultimo punto fa ricordare il titolo della 17.ma Mostra Internazionale di Architettura a cura di Hashim Sarkis, How Will we live together? (Come vivremo assieme?), che credo rappresenti un continuum dell’effetto dei tempi correnti in cui c’è una vivida necessità di certezza a fronte di straordinarie mutazioni.

    Sono curiosa di come si svilupperà la 59.ma Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia, sapendo già che tre saranno le aere tematiche fondamentali: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi, la relazione tra individui e tecnologie, e i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra.

    @luciapecoraro Palazzo Grassi, Venezia 2018

    Cecilia Alemani

    Una donna tra le più influenti nel settore dell’arte contemporanea internazionale, nonché la prima italiana a curare una Biennale Arte.

    In un’intervista del 2017 realizzata con il team di Venezia da Vivere e T Fondaco dei Tedeschi per il progetto Creatrici di futuro, ho potuto scoprire una donna riservata, carica di energia e dal sorriso sincero.

    Nel video (sotto), la sua presentazione della mostra Il Mondo Magico al Padiglione Italia alla 57.ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia in cui ha aveva scelto tre artisti italiani, due scultori e una videomaker: Giorgio Andreotta Calò (1979), Roberto Cuoghi (1973) e Adelita Husni-Bey (1985).

    Recentemente e precisamente l’anno scorso, l’abbiamo vista in attivo come coordinatrice di Le muse inquiete: una bellissima mostra sulla storia della Biennale – ho scritto un articolo per Venezia da Vivere – ispirata al quadro Le muse inquietanti del pittore italiano Giorgio de Chirico (realizzato fra il 1917 e il 1919), dove erano riuniti tutti i curatori delle discipline della Biennale ed esposti documenti molto interessanti ed inediti dell’archivio ASAC.

    L’arte di Alexandra Kehayoglou da toccare con mano

    L’arte di Alexandra Kehayoglou da toccare con mano

    biennale d'Arte Venezia 2015 Foto di luciapecoraro.com

    Pochi giorni fa, tra le mille mail, ho ricevuto una newsletter di un webzine di Chicago che segnalava alcuni artisti internazionali emergenti.
    L’occhio m’è balzato subito su un’immagine di uno spazio tappezzato da una “moquette da parati” colorata.

    La memoria visiva mi ha immediatamente collegato ad una bellissima esperienza che ho vissuto, quando sono stata al Chiostro del Bramante nel 2019 in occasione della mostra Dream a cura di Danilo Eccher.

    A Roma l’artista-designer Alexandra Kehayoglou con l’opera What if all is aveva rivestito (pareti e soffitto), con un processo di tufting manuale, la scala interna del Chiostro del Bramante, che collega il pian terreno con il primo piano espositivo.

    Si trattava di un percorso attraverso la Patagonia, di un viaggio in ricordo a quando i suoi antenati erano fuggiti dalla guerra greca-turca carichi di un telaio, attrezzo legato alla tradizione famigliare di fabbricare tappeti.

    I nonni greci di Kehayoglou, infatti, iniziarono a produrre tappeti in stile ottomano a Isparta, nell’odierna Turchia. Dopo lo scoppio della guerra, la famiglia fuggì, arrivando negli anni ’20 in Argentina.

    Oggi, la famiglia possiede El Espartano, una delle più grandi aziende di tappeti del Sud America.

    Da studente ad artista

    Classe 1981, Alexandra ha studiato pittura e fotografia presso la National University of the Arts di Buenos Aires. 

    Dopo la laurea, ha iniziato a realizzare stanze in miniatura, complete di mini mobili e create dentro a delle scatole. 
    La particolarità in queste stanzette era il contesto: immerse nella natura, nella Pampa o sulla spiaggia. 

    Poi, sono nati gli arazzi raffiguranti territori texturizzati e multicolori, tutti realizzati meticolosamente con fibre naturali, in particolare lana, e a mano.

    Il suo laboratorio è un grande spazio nascosto sul retro di una delle strutture del complesso di El Espartano, alla periferia della capitale argentina. 

    Si dice che qui, Alexandra è solita innalzare i suoi tappeti perpendicolarmente al suolo – sostenuti da una grande impalcatura – e lavorare indossando delle cuffie protettive per silenziare il rumore prodotto dalla macchina da cucire.

    @luciapecoraro Palazzo Grassi, Venezia 2018

    Il suo lavoro è poderoso ed è ovvio che per un suo progetto necessita di mesi per essere completato. Eccezione è stata per la sfilata dello stilista belga Dries Van Noten, durante la settimana della moda di Parigi nel 2014, in cui Alexandra in soli 16 giorni era riuscita a realizzare un lungo tappeto a copertura della passerella, a mo’ di sentiero di un bosco muschiato, in ispirazione all’opera shakespeariana Sogno di una notte di mezza estate.

    Alexandra l’abbiamo rivista nel 2017 in un progetto di MVRDV per la nuova aula magna di 240 mq della fondazione JUT che combina design architettonico e l’arte pubblica di Alexandra con i suoi rivestimenti di arazzi e tappeti, per creare uno spazio non convenzionale che suggerisce un paesaggio naturale in cui la trama imita il carattere morfologico delle piante acquatiche, dei licheni e della vegetazione di uno stagno. 

    @luciapecoraro Palazzo Grassi, Venezia 2018

    “È difficile per la gente capire che un tappeto può essere arte”

    Dice l’artista.

    Un pensiero condivisibile e persino discutibile per chi di arte la fa e la studia, come scriveva Fernanda Fraioli sul Corriere dell’Umbria in Quando l’arte è difficile da capire (2015). Definire cosa è Arte e cosa è “oggetto di rifiuto solido urbano”, secondo l’articolo di Fraioli “non è soltanto la domestica a non capire, ma una platea ben più nutrita che tace una certa verità, celando la propria indegnità a comprendere l’arte?”.

    Personalmente appenderei immediatamente un lavoro di Alexandra Kehayoglou in casa. Lo installerei nella stanza più importante e me lo guarderei tutto il giorno, dopo però averlo “provato”, magari a piedi nudi!

    Sì, perchè la sua arte non è mera decorazione, la definirei sensoriale, come lo sono i tappeti che si regalano ai bambini appena nati (per fare un esempio semplice), che permettono loro di giocare e apprendere allo stesso tempo, favorendo lo sviluppo cognitivo grazie alla manipolazione e all’attivazione della micromotricità.

    L’arte non è solo un’opera appesa alla parete.

    L’arte è la nostra palestra di allenamento e sperimentazione per la nostra capacità di osservazione.

    Il grande Bruno Munari diceva “Saper vedere per saper progettare”, dove per progetto non è la sola costruzione di un’abitazione, ma la scelta nella nostra vita e l’abilità di comprendere quello che accade nel mondo.

    L’arte è cambiamento e forse anche noi lo stiamo facendo…

    Arte, parola femminile

    Arte, parola femminile

    image from rawpixel id-2610284

    Le donne devono essere nude per entrare al MET Museum?

    Una provocatoria domanda comparsa in uno dei manifesti che negli anni ’80 e precisamente nel 1985, avevano tappezzato New York.

    Volantini e scritte del movimento Guerrilla Girls a ricordare l’uguaglianza fra i sessi, anche nel mondo dell’arte.

    ARTE = nome comune di idea, astratto, femminile, singolare, primitivo

    Analisi grammaticale

    Le Guerrilla Girls nascono a seguito della mostra An International Survey of Recent Painting and Sculpture al Museum of Modern Art (MoMA) di New York nel 1984.

    La mostra era a cura di Kynaston McShine che intendeva riunire le figure più importanti nell’arte contemporanea dell’epoca. 

    Weenie Counts

    Oltre alla domanda provocatoria il testo sul manifesto continua con delle statisiche che evidenziano: meno del 4% dei lavori esposti è di un’artista ed il 76% dei nudi presenti nelle opere ha per soggetto il corpo femminile.

    Il conteggio si rifà ai 169 artisti che avevano esposto al MoMa l’anno precedente, di cui solo 13 erano donne.
    Quindi, se i conti tornano: 156 uomini contro 13 donne… La presenza maschile è decisamente predominante.

    E oggi?

    Sull’account Instagram di Treccani Arte c’è scritto:

    Dopo quasi quarant’anni nel mondo dell’arte la domanda rimane sempre la stessa. Un dato tra i tanti: tra il 2008 e il 2018, solo il 14% di tutte le mostre organizzate dai principali musei degli Stati Uniti hanno riguardato un’artista.

    @luciapecoraro Palazzo Grassi, Venezia 2018

    Ci sono ancora molti numeri e ostacoli da superare, come il periodo che ci sta mettendo alla prova da oltre un anno… ma penso che questi limiti sono un incoraggiamento per scaturire nuove occasioni di resilienza.

    Sempre Treccani Arte, infatti, segnala una serie di mostre al femminile:

    I Am Speaking, Are You Listening?
    Titolo della mostra di Wangechi Mutu (Nairobi, 1972) che inaugurerà il primo maggio al Legion of Honor Museum.

    The Secret Paintings
    Titolo della mostra su Hilma af Klint (Svezia, 1862 – 1944) che inaugura a giugno alla Art Gallery of New South Wales.

    Esperando mientras la noche florece (Aspettando che la notte fiorisca )
    Collage su grande scala tra surrealismo e realismo magico di María Berrío (Bogotá, 1982) al Norton Museum of Art.

    Julie Mehretu
    Prima personale dell’artista etiope-americana, inaugurata il 25 marzo al Whitney Museum.