Hans Ulrich Obrist, un curatore su più fronti a Venezia per la Biennale Arte 2026
Hans Ulrich Obrist è tra i curatori più influenti dell’arte contemporanea ed è anche quello più presente alla Biennale Arte 2026 con tre progetti in simultanea
Hans Ulrich Obrist, direttore artistico delle Serpentine Galleries di Londra e tra i curatori più influenti dell’arte contemporanea, è la presenza trasversale di questa Biennale.
Il Padiglione della Santa Sede, L’orecchio è l’occhio dell’anima, curato insieme a Ben Vickers, si sviluppa in due sedi veneziane: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi a Cannaregio e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello. Un’installazione sonora immersiva ispirata a Ildegarda di Bingen, con lavori di Brian Eno, Patti Smith, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Meredith Monk e altri venti artisti, da ascoltare in cuffie individuali. Patti Smith ha inaugurato con Sonic Prayer nella Chiesa degli Scalzi a inviti.
A Palazzo Diedo a Cannaregio, cura con Mat Dryhurst, Holly Herndon e Adriana Rispoli Strange Rules: una mostra che introduce il concetto del Protocol Art sulle regole invisibili che governano la cultura digitale – algoritmi, AI e web – trasformandole da strumenti in soggetto. Trevor Paglen porta Voyager, un’installazione in cui script audio ipnotici, sensori del polso e software di biofeedback ascoltano le conversazioni fisiche del visitatore e ne selezionano i percorsi narrativi. Philippe Parreno firma una commissione permanente: due cavi elettrificati tesi sul soffitto sostengono una struttura mobile di luci LED che reagiscono ai suoni della stanza, trasformando l’ambiente in qualcosa di vivo.
In qualche maniera Obrist è collegato anche alla mostra all’Espace Louis Vuitton, perchè nel 2022 aveva curato WORLDBUILDING alla Julia Stoschek Foundation e tra gli artisti c’era Lu Yang, che in occasione della Biennale Arte 2026 presenta DOKU The Illusion, il quarto capitolo della serie DOKU. Un’installazione video tra filosofia buddhista, anime e videogiochi che trasforma lo spazio in un santuario cibernetico, a metà tra una cappella e un rifugio futuristico, dove l’avatar, costruito sul volto dell’artista, attraversa paesaggi generati dall’AI sullo sfondo della penisola giapponese di Izu.
Obrist firma anche Fanfare/Lament di Matt Copson all’isola di San Giacomo in Paludo, terza e nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, tra Murano e Burano: acquistata nel 2018 e trasformata dopo anni di importanti lavori conservativi in un laboratorio di arte e sostenibilità. Un’opera multidimensionale che nasce dalla relazione dell’artista con l’isola e con la natura del luogo, progettando sculture volanti (aquiloni) che sventolano sopra le ex polveriere napoleoniche: sono degli occhi senza corpo, che guardano il pubblico dall’alto, e una forma cava e indefinita molto grande nera.
Sui prati sono collocate opere permanenti di Goshka Macuga, Pamela Rosenkranz, Hugh Hayden, Claire Fontaine, Thomas Schütte.
Uno degli spazi residenziali del complesso porta la firma dello Studio Luca Guadagnino: interni essenziali e cornici alle finestre rifinite in foglia d’oro. Regista già presente a Venezia con la sua creatività, nel 2024 aveva curato Homo Faber, la rassegna internazionale dedicata all’alto artigianato alla Fondazione Giorgio Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore, che per la quarta edizione passa il testimone all’artista e designer britannica Es Devlin – la stessa che ha firmato i live show di Beyoncé, U2 e Lady Gaga – e trasformerà l’isola di fronte a San Marco in An Island of Light: quindici installazioni immersive costruite attorno al lavoro di centinaia di maestri artigiani da tutto il mondo, dall’1 al 30 settembre 2026.
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