Serve il GDPR nell’arte? Per musei, gallerie e artisti digitali…

Serve il GDPR nell’arte? Per musei, gallerie e artisti digitali…

Che bello questo sito!

Quando ricerco un evento oppure mi va di essere aggiornata sulle iniziative di un museo o di una galleria d’arte, la mia prima mossa è quella di iscrivermi alla newsletter.
Anche se questo potrebbe sembrare un semplice ed innocente passaggio, in realtà dietro ci sono molti aspetti che neanche immaginiamo e per la legge sono fonte di regolamentazioni utili al buon senso.

Deadline

25 maggio 2018

Aggiornamento

Privacy Policy

Introduzione

Il diritto alla protezione dei dati personali

Il decreto legislativo (20 giugno 2003, n. 196) prevede determinate misure di protezione e sicurezza da seguire quando si fa uso del trattamento di dati personali e dà all’interessato diritti che può far sempre valere.

Public Domain Pictures

Ma con il GDPR cosa succede?
Sta per arrivare la fatidica data del 25 maggio 2018, ma innanzitutto che cos’è e che cosa significa la sigla GDPR?

Probabilmente hai sentito parlare del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e potresti avere delle domande…
Ecco cosa so sul GDPR, ma attenzione! Il mio articolo NON ha valenza legale.

Per qualsiasi dubbio ti consiglio di consultaret con un avvocato che si occupa di diritti di privacy o con chi sa bene cosa bisogna fare nei casi che vi suggerisco di tenere d’occhio.

Ma in soldoni cosa significa questo acronimo?
Per chi lavora nel settore della comunicazione, lavorare con i dati che riferiscono alle persone è una prassi quasi scontata, ma per molti è ancora un mistero.

In estrema sintesi le lettere GDPR sono le iniziali di General Data Protection Regulation ed è il nuovo regolamento dell’Unione Europea per disciplinare la maniera per raccogliere e gestire i dati personali attraverso il web.

Per approfondire, il testo completo, di 156 pagine, sul GDPR è disponibile sul sito della Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

 

Il GDPR riguarda anche le realtà che operano nel settore dell’Arte come musei o artisti?
La risposta è sì, nel momento in cui si fa promozione o marketing online. Un esempio, potrebbe essere l’attività di newsletter oppure l’analisi attraverso Google Analytics sulle statistiche di visualizzazioni degli utenti nel proprio sito e moltissime altre.

Con il 25 maggio, data in cui entra in vigore il GDPR, i dati personali e sensibili non saranno semplicemente la fornitura/raccolta di nome e di indirizzo o numero di telefono, ma si amplierà includendo dati “indiretti” che però ci riguardano come i cookie, l’indirizzo IP, la localizzazione geografica, interessi e altro.

Per poter raccogliere un dato personale, dopo il 25 maggio, è bene essere attrezzati, perché l’utente che visita il nostro sito e/o s’iscrive alla nostra newsletter, deve acconsentire e accedere facilmente alla lettura della nostra Privacy Policy. Questa deve fornire una lettura semplice su come vengono raccolti i dati, dove vengono registrati, come sono utilizzati, chi ha accesso o ne è il responsabile e le azioni per potersi cancellare.

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Alle domande:
“Raccolgo già questi dati e ho una lista di iscritti email, cosa è bene fare? Invio una newsletter per avvisare tutti?”
Non è indispensabile se hai sempre avuto sul tuo sito un documento sulla privacy policy che è già conforme al GDPR, e l’hai inserita magari come bottone di consenso esplicito. Altrimenti, se questo documento è incompleto oppure inesistente è bene pensarci e avvisare i tuoi iscritti.
“Sul mio sito web ho un semplice formulario di contatto, serve il consenso alla Privacy Policy?”
La regola non cambia, perché si tratta sempre di dati personali. Buona regola è inserire il link alla propria privacy policy e richiedere l’accettazione esplicita. L’alternativa è eliminare il form di contatto e segnalare semplicemente il proprio indirizzo email.
“C’entrano Facebook o altri social media?”
Quando si fa un’analisi di quanti Follower abbiamo nel nostro account oppure quanti Mi Piace ha la mia Pagina Facebook? Allora è bene fermarsi un attimo e ricordarci che anche qui parliamo di dati che vengono dall’online. Un banale esempio sono i pulsanti e i widget utilizzati per condividere sui social gli articoli che riguardano il proprio sito.

Questi strumenti per funzionare utilizzano i cookies, ossia i raccoglitori delle nostre informazioni (IP, geolocalizzazione, ecc) quando navighiamo in rete.

Un consiglio:
Usa il cookie policy (ne esistono sottoforma di plugin gratuiti da installare nel gestionale del proprio sito) per dare la possibilità a chi ci legge di rifiutare o meno i cookies.

Potrebbe anche succedere che non hai un sito web ma utilizzi programmi di archiviazione di indirizzi mail come potrebbe essere, il più conosciuto, Mailchimp. Allora che si fa?
La cosa migliore è impostare una comunicazione di accordo in cui si elenca come vengono utilizzati i dati personali degli iscritti. Per tutelarsi con le nuove iscrizioni per un effettivo consenso, si può scegliere di attivare la doppia accettazione.
Comunque sia MailChimp fornisce già dei moduli con attivabili le clausole GDPR per le proprie liste di contatto.

Non più sorprese

Tutto questo lavoro, che è più difficile a dirsi che a farsi, è per non trovarsi coinvolti in inattese divulgazioni del tipo “per ogni altra iniziativa…”, ma acconsentire espressamente agli scopi specificati.

Ricordarsi quindi di inserire il modulo di consenso e aggiornare quello che si ha già in allineamento alle nuove disposizioni, soprattutto quando ci sono delle nuove funzioni al sito o all’app, che prevedono, come già più volte specificato: l’utilizzo dei dati personali.

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Gli appuntamenti culturali oggi meritano una nuova prospettiva.
#DomenicaAlMuseo

L’ingresso libero come in rete…

La prima domenica del mese è una domenica speciale, perchè si accede gratuitamente ai musei statali ed è un’iniziativa in vigore in Italia dal 1° luglio 2014 grazie ad un decreto che oltre ad introdurre la “Domenica al Museo” ha inserito anche le voci:

  • ingresso gratuito ai minorenni
  • sconti fino ai 25 anni
  • apertura fino alle 22 del venerdì di grandi musei come Uffizi, Colosseo e gli scavi di Pompei
  • due “notti al museo” con ingresso a 1 Euro
Il fine settimana di ogni inizio mese è sicuramente il momento giusto per pianificare una gita fuori porta per andare a nuovi musei o agli stessi che amiamo vedere e rivedere più volte.
La mia prima a Parigi
La mia prima #DomenicaAlMuseo è stata a Parigi nel lontano 2004. Ricordo la folla al Musée d’Orsay che scendeva, saliva per le scale ed invadeva le sale… Persone con bambini, signore con i sacchetti della spesa appese al braccio come pochette da gran serata, giovani e meno giovani scalpitanti nel cercare di vedere tutto, con la soddisfazione che in quel giorno “si può”.
L’arte sul web scaturisce un forte interesse e partecipazione da parte delle persone
Diversi musei anche quelli di piccoli centri abitati, da un po’ di tempo hanno iniziato ad essere visibili non solo localmente, ma riuscire a sconfinare dal proprio territorio, promuovendosi a raggiera verso altre provincie e persino altre nazioni. Questa evolutiva forma di comunicazione nasce dall’utilizzo di nuove tecnologie e nuove forme di comunicazione digitale con promozioni consapevoli, nonché iniziative, eventi, incontri con esperti e altro.
Il saper raccontare l’Arte attraverso i Social Network
Per molti essere online significa avere un sito web ma per chi, invece, incomincia a guardarsi un pochino intorno o prende in considerazione quelle app che quotidianamente usa anche per solo chiacchierare con gli amici, può rendersi conto che una connessione diretta e continuativa anche con il proprio (o potenziale) pubblico attraverso i Social Media è diventato strettamente necessario.

Prima era sufficiente il supporto della figura di un bravo grafico o web master, adesso il passaggio è un pelino più complesso, perché essere nel web per una propria credibilità e visibilità, è utile farlo attraverso Facebook, Instagram, Pinterest, Twitter, YouTube e tanti altri, ma (a parer mio) con l’aiuto o il supporto anche iniziale di qualcuno che di questi nuovi canali di comunicazione ne ha fatto un mestiere.

Un consiglio per fare le cose fatte bene? Cercare di non improvvisarsi e sapersi raccontare con contenuti di qualità (Content is King!). Sembra facile, ma vi assicuro che non lo è.

Il digitale non è tangibile, ma i suoi effetti sono reali!
Un webinar all’American Association for State and Local History dal titolo “Social Media 101 per musei e siti storici” per musei e siti storici.
Foto presa dal sito: https://hhethmon.com
Ufficio Comunicazione
Tutti i grandi musei o istituzioni artistiche e pian piano si stanno conformando anche quelli minori, oltre allo staff amministrativo, logistico e manageriale si completano di un team che si occupa prettamente della comunicazione, il quale può essere interno o esterno tramite un’agenzia o un professionista/consulente di settore (se vuoi saperne di più, vedi la voce “chi sono e cosa faccio“).
Grazie a queste figure, l’ente o la galleria d’arte espone un’ampia offerta, comunicando i propri programmi espositivi, gli eventi e persino il backstage di allestimenti o anche esperienze pop up da vivere solo attraverso l’utilizzo dei social network.
Un esempio

Per capire meglio l’argomento, faccio l’esempio del Royal Opera House (ROH) di Londra.
Un’intera sezione video in timelapse con ballerine in stile Flashdance intente a esercitarsi per le prove, costumiste alle prese da montagne di tulle con la loro macchina da cucire, musicisti che chiacchierano e provano con lo spartito in mano e un via vai di gente tra tecnici, fonici, macchinisti… In pochi secondi si ha un’immagine completa di tutto quello che avresti voluto sapere sul dietro le quinte del teatro , ma che nessuno prima te l’ha mai mostrato.

Questo è un po’ il senso di questi video backstage, che inevitabilmente invogliano a scoprire la prima, da vedere solo acquistando il biglietto!
Può sembrare una campagna di sensibilizzazione nel comprendere la mole di lavoro che c’è dietro al teatro per giustificare il costo del biglietto!? Ma a parte questo l’idea è azzeccata! Con lo svelarsi, il Royal Opera House riesce ad investire in una campagna di promozione ad un budget ristretto: oltre al compenso di un buon videomaker che realizza il contenuto video tra riprese ed editing, il resto tra location, soggetti e atmosfera è a disposizione e a costo zero.

Spesso si ha sotto al naso delle risorse dall’alto e potenziale valore, che per alcuni può sembrare insignificante, mentre per altri è fonte di grande interesse. Si può fare molto anche con quel poco che si ha.

Altro esempio
Il secondo esempio è il Rijksmuseum che più di una volta ha mostrato ironia e simpatia nelle sue campagne pubblicitarie.
Come le riproduzioni dei quadri del museo stampate in formato gigante sui nastri bagaglio dell’aeroporto Schiphol di Amsterdam oppure con “High Society” la Soap Opera, che fa appassionare e tener incollati gli utenti della rete, nel far scoprire cosa succede durante le feste dell’alta borghesia nel museo con i personaggi di spicco da Cranach, Veronese, Velázquez, Reynolds, Gainsborough, Sargent, Munch e Manet.

Sono video di pochi minuti, divertenti e dinamici, che riescono a far associare nella mente delle persone un’esperienza positiva e così, inconsciamente il museo diventa uno spazio piacevole, pur non avendolo mai visitato.

O ancora, fresco fresco
La citazione va al Palais de Tokyo. Torniamo in Francia, nella Ville Lumière. Una recente iniziativa che ha riscosso un immediato full booking e una massiccia risonanza social e mediatica, è la possibilità di visitare il museo completamente nudi.

Sabato 5 maggio, 161 persone vestite come Adamo ed Eva, prima del peccato originale, hanno visitato le opere di Neil Beloufa, Kader Attia, Jean-Jacques Lebel, Anita Molinero e altri che fanno parte della mostra “Discorde, fille de la nuit” sull’impatto della storia e della guerra sull’arte moderna.
Il centro di arte contemporanea parigina, solleticato da precedenti tour organizzati in passato come quello con gli occhi bendati, con l’operazione “senza veli” ha riscontrato una visibilità molto alta, trasformandosi in un trend topic mediatico in tutto il mondo.

“Abbiamo lanciato l’invito il 7 marzo su Facebook. In una sola mattina, i 161 posti avevano già trovato degli acquirenti, come per un concerto di Madonna! È stata persino creata una lista di attesa. Oggi abbiamo 26.000 persone interessate a registrarsi “

Afferma Cédric Amato, vicepresidente dell’ANP – associazione dei naturisti di Parigi.

Per il Palais de Tokyo, quest’iniziativa rappresenta una grande opportunità e così per le associazioni di naturisti, anche se è legittimo un dubbio: l’abitudine di essere sempre vestiti, lo si è dal momento in cui si nasce… in queste circostanze, si è pronti a vivere appieno il senso di libertà e visitare la mostra senza inibizioni, riuscendo a non pensare alla propria nudità, ma alle opere d’arte? Non ci resta che provare per credere.

Nel magico regno dei Social
Tra i social, Facebook domina in prima linea, ma anche il figlioletto (acquisito) Instagram riesce ad avere una buona fetta di iscritti. Si stima più di 800 milioni di utenti attivi. Dato confortante per l’aspetto della visibilità, ma un po’ meno per chi è agli inizi e con poco budget da investire.

Un’app tendenzialmente femminile dato il suo aspetto emozionale in cui predomina la fotografia, la quale viene spesso usata per brand di moda per degli advertising ossia pubblicità.

Instagram per il settore artistico è un canale di nicchia, che riesce con semplici gesti a racchiudere il racconto di un’opera d’arte ed il suo contesto espositivo. Sebbene con un alto numero di profili, anche i grandi artisti ne fanno un contenitore promozionale o un archivio tra documenti, performance visive e mini-video.

Il primo fra tutti nella lista degli account più particolari è quello di Maurizio Cattelan. A seguire:

Ce ne sono moltissimi altri. C’è l’imbarazzo della scelta!

#ChatbotGame
Poi ci sono musei sensibili alla nuova tecnologia, come il Museo d’Arte Moderna di Buenos Aires che ha sviluppato un chatbot per parlare con gli utenti, capace di raccontare la storia di un’opera e quella dell’artista.

Restando in tema e in Italia, per la precisione nella capitale meneghina, Museum Chatbot Game realizzato da InvisibleStudio è un progetto di un gioco interattivo del quale fanno parte quattro musei di Milano:

  • Museo Poldi Pezzoli
  • Museo Bagatti Valsecchi
  • Villa Necchi Campiglio
  • Casa-Museo Boschi di Stefano

Attraverso Facebook Messenger o Telegram gli utenti-visitatori-giocatori devono seguire una specie di caccia al tesoro e sconfiggere un mago del Rinascimento, interagendo con una persona virtuale (il chatbot) alla ricerca di indizi tra le esposizioni.

L’arte di sapersi rinnovare

Obiettivi stimolanti e apparentemente realizzati solo per il divertimento, ma che nascono con il preciso intento di instaurare un contatto e un legame con il visitatore.

L’utenza di oggi è sempre più connessa, si sposta facilmente e velocemente, ma desidera ancora passeggiare tra le sale, i corridoi allestiti e toccare l’arte con mano.

Ecco perché sempre più diventa opportuno avere un occhio di riguardo nei confronti dell’innovazione e della comunicazione per innescare uno stretto contatto con le persone e le opere, riuscendo a creare emozioni uniche e inusuali.

L’arte non sta subendo forti cambiamenti, si sta solo ampliando in nuovi percorsi segnati da mappe e luoghi (non fisici), creando dialoghi tra persone e prodotti artistici sempre più completi e alla portata di tutti.

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