Le inaugurazioni di mostre d’arte proposte per l’Autunno 2018

Le inaugurazioni di mostre d’arte proposte per l’Autunno 2018

Autunno 2018: per Art Victim e non solo…

Anche Gucci si fa conquistare dall’arte e lancia l’immagine della sua campagna autunno-inverno 2018-2019 tra opere d’arte e oggetti vintage…

Foto presa da Globestyles

L’autunno italiano si tinge di

inaugurazioni d’arte

Per molti è finita l’onda delle vacanze. E ora che si sta pian piano scivolando sulla battigia del tran tran lavorativo, fortunatamente arrivano le newsletter che riattivano l’impegno a rimettersi in piedi e ad entusiasmarsi nel superare la fredda stagione (in arrivo) con proposte e inviti.
Tra le mille mail ancora da leggere e che vivide mi lampeggiano nel “remind” delle cose da fare, in rosso sul desktop del mio computer, ce ne sono alcune che mi hanno colpito e che presentano le prossime proposero di mostre d’arte in Italia.
@luciapecoraro_ su IG: io e le opere di Albert Oehlen a Palazzo Grassi di Venezia.
Già dai primi di settembre si incomincia con le inaugurazioni e la stagione si paventa importante e costellata per tutto lo Stivale. Da Andy Warhol, in una doppia esposizione sia a Roma che a Bologna, Escher a Napoli, Roy Lichtenstein e la Pop Art Americana alla Fondazione Magnani-Rocca di Parma, Banksy a Milano, passando per Firenze che ospita una mostra sulle performance dell’artista serba Marina Abramović e molto altro ancora.
Una lista delle mostre d’arte da vedere e da pianificare nei prossimi mesi.
7 settembre – 6 gennaio 2019
Palazzo Ducale e Gallerie dell’Accademia, Venezia

“Tintoretto 1519-2019”

Si incomincia con un’omaggio ad un gigante della pittura europea del XVI secolo e uno degli artisti più rappresentativi per la città di Venezia, Tintoretto.

Per i 500 anni dalla nascita del Tintoretto, la Fondazione Musei Civici di Venezia e la National Gallery of Art di Washington hanno avviato un progetto di ricerca (dal 2015) che si è tradotto in un’esposizione articolata in due sedi di grande prestigio: dagli anni della sua precoce affermazione giovanile presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, fino alla maturità creativa a Palazzo Ducale.

Tintoretto, Adorazione dei pastori, Salone, Scuola Grande di San Rocco by conceptualfinearts.com
Per chi vuole arricchire la propria conoscenza e scoprire molto altro delle opere di Tintoretto, consiglio una visita presso la Scuola Grande di San Rocco, la Curia Patriarcale e in giro per Venezia a chiese come quella di San Cassiano, Santa Maria Mater Domini o San Polo, dove è presente un’inedita Ultima Cena.
Roy Lichtenstein, Crying Girl, 1963. Estate of Roy Lichtenstein SIAE 2018 da Artribune
8 settembre – 9 dicembre
Villa dei Capolavori, Fondazione Magnani-Rocca, Parma

“Roy Lichtenstein”

Oltre 80 opere di uno dei più grandi artisti del XX secolo: Roy Lichtenstein. Una retrospettiva che evidenzia l’originalità di uno stile e di un’epoca. Sono presenti, infatti, oltre ai lavori iconici del Maestro della Pop Art anche opere di Andy Warhol, Mel Ramos, Allan D’Arcangelo, Tom Wesselmann, James Rosenquist e Robert Indiana.
14 Settembre – 30 Settembre
Fondazione Giorgio Cini, Venezia

“Homo Faber. Crafting a more human future”

Due anni di lavoro, mesi di allestimento e poco più di due settimane per visitare la spettacolare ed inedita esposizione, realizzata dalla Michelangelo Foundation, che celebra la maestria artigiana europea.
Leggi di più, cliccando QUI.
Discovery and Rediscovery – Take a trip into the true culture of luxury as you discover and rediscover the hidden talent, mastery and artisans behind some of the world’s most deluxe creations.
Lesage © Lesage Foto fornita nel Press Kit di Agence 14 September
Marina Abramovic by dueminutidiarte.files.wordpress.com
21 settembre – 20 gennaio 2019
Palazzo Strozzi, Firenze

Marina Abramović “The Cleaner”

Una grande mostra per una grande artista. Un percorso che traccia la carriera dell’artista serba, dagli esordi figurativi degli anni ’70 fino agli anni 2000, attraverso un centinaio di opere: dipinti, oggetti, fotografie, installazioni, progetti e una riesecuzione dal vivo di sue celebri performance, realizzata da un gruppo di performer specificatamente formati e selezionati in occasione della mostra.
È la stessa artista che ne richiede l’esecuzione perché afferma che ogni re-performance, grazie al nuovo contesto e al nuovo performer, rappresenti un’estensione di quella originale, verso nuovi e inaspettati orizzonti creativi.
27 settembre – 3 febbraio 2019
Palazzo Mazzetti, Asti

“CHAGALL. Colore e magia”

Dopo la tappa di Seul, arriva per la prima volta ad Asti una selezione di oltre 150 opere di Chagall tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni. Un percorso, suddiviso in sette sezioni, che indaga gli aspetti inediti della vita e della poetica dell’artista russo nelle sue diverse epoche: dai primi lavori degli anni ’20 alla fuga durante la seconda guerra mondiale fino agli ultimi anni trascorsi dall’artista negli Stati Uniti.
Marc Chagall, Le Coq Violet, 1966-72, olio, tempera e inchiostro su tela, 78,3 x 89,3 cm, collezione privata, Svizzera by Arte.it
Cover mostra Warhol di Bologna Foto fornita nel Press Kit di Arthemisia
29 settembre – 24 febbraio 2019
Palazzo Albergati, Bologna

“Warhol & Friends New York negli anni ’80”

Una mostra che racconterà gli anni ’80 dell’artista, ovvero il periodo in cui Warhol divenne punto di riferimento per i giovani Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Francesco Clemente.
Dal 3 ottobre 2018
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, Roma

“ANDY WARHOL”

Un’esposizione di oltre 170 opere che traccia la vita straordinaria di uno dei più acclamati artisti della storia, realizzata in occasione del novantesimo anniversario della sua nascita. A cura di Matteo Bellenghi.
In mostra le origini artistiche di Wharol e la nascita della Pop Art con le celebri serie Campbell’s Soup, Elvis, Marilyn e Coca-Cola.
Zuppa Campbell’s I, 1968 by AllPosters 

 

Manifesto espositivo a Palazzo Blu by palazzoblu.it
11 ottobre – 17 febbraio 2019
Palazzo Blu, Pisa

“Da Magritte a Duchamp. 1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou”

Circa 90 opere di alcuni dei più grandi maestri del Novecento dati in prestito, per la prima volta, dal Centre George Pompidou. Capolavori pittorici, sculture, oggetti surrealisti, disegni, collage e fotografie di importanti esponenti del surrealismo come Magritte, Dalì, Duchamp, Picasso, Mirò, De Chirico, Giacometti e tanti altri.
13 ottobre – 27 gennaio 2019
Castello Visconteo, Pavia

ELLIOTT ERWITT “Icons”

Buon compleanno al fotografo Elliott Erwitt che quest’anno compie ben 90 anni. 70 immagini per scoprire uno spaccato di storia del Novecento e la sua opera, spesso in bianco e nero.
Manifesto espositivo by Reteluna.it Genova
Infatti, i lavori in bianco e nero del grande Maestro sono conosciuti in tutto il mondo. Pochi sanno che in Italia e precisamenre a Palazzo Ducale di Genova (11 febbraio – 16 luglio 2017), a cura di Biba Giacchetti, c’è stata la prima grande retrospettiva di 135 scatti a colori del celebre fotografo.
Un’opera di Picasso in mostra a Milano “Picasso, il Mito” – Palazzo Reale -by ilturista.info
18 ottobre – 17 febbraio 2019
Palazzo Reale, Milano

“Picasso e il mito”

Circa 350 opere tra i più grandi capolavori del Museo Picasso
Dal Comunicato Stampa: “Affascinato dal sentimento piuttosto che dalla forma, Picasso fa della bestialità e del repertorio mitologico il tema che incontra la sua estetica. Tra i suoi riferimenti ricorrenti mantiene la stranezza di esseri ibridi (fauni, centauri e minotauri) intimamente lacerati tra l’umanità e l’animalità, bene e male, vita e morte. E si incontrano la violenza della guerra come quella della corrida, la fantasia sfrenata e l’erotismo.“

31 ottobre – 3 marzo 2019
MUDEC – Museo delle Culture di Milano

“Paul Klee. Alle origini dell’arte”

A cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, la mostra dedicata a Paul Klee presenta il tema del “primitivismo” in un’originale revisione che include sia epoche preclassiche dell’arte occidentale (come l’Egitto faraonico), sia epoche sino ad allora considerate “barbariche” o di decadenza, come l’arte tardo-antica, quella paleocristiana e copta, l’Alto Medioevo, fino all’arte africana, oceanica e amerindiana.

Paul Klee, Paesaggio in verde con mura, detto Costruzione foresta (Silvicoltura), 1919
Acquarello su imprimitura di gesso su lino su carta su cartone
Sede: Milano, Museo del Novecento
Credito fotografico: © Roberto Mascaroni / Saporetti Immagini d’Arte, Milano
Fonte Press Kit MUDEC

Dettaglio di un’opera di Escher by napolidavivere.it
1 novembre – 22 aprile 2019
PAN – Palazzo delle Arti, Napoli

“Escher”

Una retrospettiva che presenterà oltre alle opere del visionario artista anche un’ampia sezione dedicata all’influenza della sua creatività sulle generazioni successive: dai dischi ai fumetti, dalla pubblicità al cinema, in un percorso di 200 opere che parte dall’epoca di Escher fino ai giorni nostri.
16 novembre – 3 marzo 2019
Sale Palatine della Galleria Sabauda, Musei Reali, Torino

“Van Dyck. Pittore di corte”

Proprio nel centro sabaudo, attraverso un percorso espositivo che si dispiega in quattro sezioni e oltre 50 opere, apre al pubblico una straordinaria mostra dedicata ad Antoon van Dyck (Anversa, 1599 – Londra, 1641), che mette in evidenza l’esclusivo rapporto di Van Dyck e le corti più autorevoli italiane ed europee, per le quali dipinse innumerevoli ritratti: dagli aristocratici genovesi ai reali di Torino, dall’arciduchessa Isabella alla corte di Giacomo I e poi quella di Carlo I d’Inghilterra.
VAN DYCK Pittore di Corte Foto fornita nel Press Kit di Arthemisia

Bansky, Girl with Balloon, 2004
©Steve Lazarides Fonte Press Kit MUDEC

Dal 21 novembre
MUDEC, Milano

BANKSY “The Art of Banksy. A Visual Protest”

L’artista e writer inglese Banksy è uno dei massimi esponenti della Street Art. Ironiche e satiriche, le sue opere sono impresse per i vicoli e le strade di tutto il mondo. A novembre 70 opere tra oggetti, fotografie e video saranno racchiuse per la prima volta in un museo, a Milano.

A caccia di mostre d’arte…

Sei un museo, una galleria d’arte o ti occupi di arte?
Segnati questa mail info@luciapecoraro.com
perchè comunicati, segnalazioni sono sempre ben accetti!

Mentre se preferisci inviarmi del materiale, tipo un prodotto, un libro, un catalogo o un invito, ti chiedo sempre di fare riferimento alla mail (sopra) per dettagliare privatamente.

Foto di Massimo Peca alla Biennale di Architettura di Venezia 2018 – Padiglione Giappone

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A Venezia prossimamente “Homo Faber. Crafting a more human future”

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I Maestri d’Arte europei in mostra a Venezia

Un’anticipazione sulle eccellenze artigiane di tutta Europa da vedere a settembre dopo la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

(Foto di copertina Discovery and Rediscovery – Take a trip into the true culture of luxury as you discover and rediscover the hidden talent, mastery and artisans behind some of the world’s most deluxe creations. Lesage © Lesage by Press Kit agence 14 septembre)

Sede

Fondazione Giorgio Cini a Venezia

Periodo

Dal 14 Settembre 2018 al 30 Settembre 2018

Ente promotore

Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship

Un omaggio alla resistenza concreta contro l’automazione

Homo Faber

Fra tre mesi esatti (fino al al 30 settembre) è in mostra a Venezia, Homo Faber, che non è il film tratto dall’omonimo libro di Max Frisch, ma la prima grande esposizione dedicata alla maestria artigiana europea.

Un evento di rilevanza internazionale volto alla celebrazione dell’estro creativo e del talento manuale, sia contemporaneo che tradizionale, unito al mondo del design, in dimostrazione di un falso immaginario ancor oggi radicato nella massa dei giovani e giovanissimi (super tecnologici), come quello raffigurato in Geppetto di ‘Le avventure di Pinocchio’ scritto da Carlo Collodi.

Venetian Way – A photographic exhibition, exploring master artisans’ ateliers from the Veneto region. Photographed by Susanna Pozzoli. Curated by Denis Curti.
Venetian master woodcarver, Bruno Barbon.
© Susanna Pozzoli Press kit bt agence 14 septembre

Il progetto sostenuto da Michelangelo Foundation, negli spazi della Fondazione Cini di Venezia con ’Homo Faber: Crafting a more human future’, ci dà modo di approcciarci ai mestieri d’arte attraverso dimostrazioni dal vivo in cui ammirare gli artigiani all’opera, un programma di conferenze sul tema della creatività e dell’artigianalità e persino delle incursioni nelle botteghe degli artigiani grazie alla realtà virtuale, filmati immersivi e fotografie d’autore, in adeguamento ai linguaggi espositivi odierni.

L’obiettivo è far conoscere una realtà viva e produttiva che si alimenta di ricerca, pazienza, sperimentazione e creatività, ma anche di digitale, se necessario per migliorare l’opera e non per rimpiazzarla. Un lavoro in cui le mani sono lo strumento fondante a generare eccellenze: dal gioiello alle biciclette su misura, dai pizzi, orologi fino agli oggetti più rari e preziosi.

Il Comunicato Stampa dell’evento riporta:
La Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, istituzione con sede in Svizzera che si dedica alla promozione della maestria artigiana a livello internazionale, annuncia il primo grande evento culturale dedicato ai mestieri d’arte in Europa, che avrà luogo a Venezia a settembre del 2018. Istituita per dare impulso all’alto artigianato ed incoraggiare un movimento culturale che valorizzi i principi insiti nei mestieri d’arte, la Michelangelo Foundation collabora fattivamente alla diffusione, tutela e trasmissione dell’artigianalità d’eccellenza.
Come il nome suggerisce, la Michelangelo Foundation concentra i suoi sforzi nell’avvicinare i mondi della progettazione e dell’alto artigianato, del design e dei mestieri d’arte, al fine di assicurarne la futura sopravvivenza. La spettacolare ed inedita esposizione, realizzata dalla Michelangelo Foundation per celebrare la maestria artigiana europea, si svolgerà a settembre 2018.
L’evento si svilupperà lungo un suggestivo ed affascinante percorso all’interno della Fondazione Giorgio Cini, noto polo culturale internazionale, con sede a San Giorgio Maggiore, Venezia.

Homo Faber si dipanerà attraverso il complesso di spazi espositivi della Fondazione Giorgio Cini, che comprendono una serie di edifici di particolare rilevanza storica e architettonica. Con le sue raffinate opere e innovative installazioni, l’esposizione occuperà gallerie, biblioteche, chiostri e l’ex piscina, alternando raffinati oggetti e artigiani, intenti a realizzare le loro creazioni dal vivo. Coprendo una superficie di ben 4.000 metri quadri, Homo Faber sarà la più grande mostra mai realizzata presso la Fondazione Giorgio Cini e offrirà ai visitatori, l’opportunità di accedere a spazi che normalmente non sono aperti al pubblico.

Concepito da un selezionatissimo team di progettisti, curatori e architetti di fama mondiale, Homo Faber si pone l’obiettivo di porre sotto i riflettori, il meglio della produzione artigianale europea, offrendo ai visitatori un’esperienza unica e memorabile. Homo Faber si avvale della collaborazione di una squadra d’eccezione, che annovera personalità di spicco quali Michele De Lucchi, Stefano Boeri, India Mahdavi, Judith Clark, Jean Blanchaert e Stefano Micelli, i quali infonderanno alla mostra una straordinaria creatività ed energia.
All’organizzazione collaborano i partner della Michelangelo Foundation che ne condividono la visione: la Fondation Bettencourt Schueller, il Triennale Design Museum e la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

L’esposizione presenterà un’ampia selezione di materiali e discipline, dal gioiello alle biciclette su misura, dalle competenze artigiane che stanno scomparendo ad alcuni degli esempi più rappresentativi dei mestieri d’arte a livello europeo. L’appassionata fede nel potere e nel valore del più puro impegno dell’uomo, alimenta Homo Faber. L’esposizione è pensata come un’esperienza coinvolgente: il pubblico potrà parlare agli artigiani, entrare virtualmente nelle botteghe dei maestri, osservare i restauratori all’opera, immergendosi così nel mondo dell’eccellenza artigiana. Un mondo che si fonda sulla connessione tra mano, testa e cuore, per creare opere autentiche il cui valore si perpetua nel tempo.

Creativity and Craftsmanship – Find out what happens when extraordinary artisans encounter talented designers to shed light on things. Marble mosaic by Giulio Candussio © Giulio Candussio Press Kit by agence 14 september

Franco Cologni, co-fondatore della Michelangelo Foundation, spiega:

«Per questa manifestazione abbiamo scelto Venezia, baluardo di cultura, di arte e di eccellenze artigiane, nonché luogo di impareggiabile bellezza. Venezia continua a essere, oggi come in tutto il corso della sua storia, un centro nevralgico di scambi e connessioni».

L’evento si terrà in concomitanza con la Biennale di Architettura di Venezia, offrendo così a influencer e tastemaker internazionali un originale e stimolante punto di vista sui mestieri d’arte e la creatività. Johann Rupert, co-fondatore della Michelangelo Foundation, afferma:

«L’espressione Homo Faber, originariamente coniata nel Rinascimento, coglie ed esalta l’incommensurabile creatività dell’uomo. L’esposizione fornirà una panoramica sul meglio dei mestieri d’arte europei, e al tempo stesso porrà l’accento su un aspetto meno evidente: quello che gli esseri umani sanno fare meglio delle macchine».

Fonte presa da Designatlarge.it sull’allestimento previsto per

“Homo Faber” a Venezia

«Entrando si arriverà al Chiostro dei Cipressi dove la giovane fotografa Susanna Pozzoli – che lavora in analogico – ha reso omaggio al territorio ritraendo venti botteghe, atelier o piccole imprese di Venezia e del Veneto che lavorano il vetro, il legno, la foglia d’oro, il mosaico… tutti i mestieri del territorio. Non per santificarle ma per mostrare che non c’è un solo modo di intendere il lavoro artigianale. Poi la mostra Natural Talent di Creative Academy – la scuola del gruppo Richemont – mostrerà cosa accade quando il design giovane incontra la maestria degli ebanisti lombardi. Nella sala del Cenacolo Palladiano, Michele De Lucchi ha reclutato 8 designer perché, lavorando con un artigiano ciascuno, realizzassero una fonte luminosa: lo scopo, ovviamente, è quello di mostrare il rapporto tra design e mestieri d’arte e di farlo attraverso nomi autoriali (Ingo Maurer, Martine Bedin, Adam Lowe, Ugo La Pietra, Alfredo Häberli, Piotr Sierakowski, Oscar Tusquet Blanca and Marcel Wanders). Nella sala del Chiostro dei Cipressi racconteremo il lavoro della Fondation Bettencourt Schueller che premia i mestieri d’arte francesi: cosa significa davvero scegliere e sostenerli, come si coglie la qualità in un oggetto artigianale. Sarà un’installazione con effetto tellurico, con bellissime storie di vita. Un’altra sala a grande impatto esperienziale sarà quella detta “delle Fotografie” dove la Fondazione Michelangelo racconterà 14 mestieri rari, cioè ridottissimi a livello numerico non solo nel paese in cui li abbiamo scovati ma in tutta Europa: come l’intarsiatore di pietre dure di Firenze, l’automatier svizzero (che costruisce gli automi), il costruttore di organi gotici tedesco, la giovane svedese che produce stufe in ceramica tradizionali. Per far entrare il visitatore nei loro mondi, li abbiamo ricreati: con installazioni audio-video e con 4 postazioni di realtà virtuale, un vero e proprio viaggio negli atelier, con effetto sorpresa.

 

Al primo piano, Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum, allestirà una grande sala con i 50 vasi più iconici del craft del XX e XXI secolo mentre davanti alla biblioteca presenteremo Doppia Firma, lo stesso concept che vedremo già al Fuorisalone di Milano a Villa Mozart: 13 designer lavoreranno con 13 artigiani veneti nella realizzazione di oggetti ad hoc. Nella Sala degli Arazzi, il gallerista Jean Blanchaert e l’architetto Stefano Boeri metteranno in scena un viaggio nel cuore dell’artigianato europeo attraverso 150 oggetti e sei maestri d’arte al lavoro durante la mostra. Mentre chiuderà l’esposizione un’enorme imbarcazione realizzata a più mani da artigiani gallesi, veneziani e svizzeri, riempita di vetro colorato . Nel padiglione delle Capriate (curato da Stefano Micelli) ci saranno i maestri dell’arte del trasporto: piccoli atelier con il riparatore di Ferrari, il costruttore inglese di bici, quello di elicotteri e tanti altri tutti al lavoro. Nella Ex Piscina Gandini, la curatrice e docente di Fashion and Museology al London College of Fashion, Judith Clark, creerà un percorso (fatto di sali-scendi, dentro e fuori dalla struttura della vasca) attraverso il legame tra la lavorazione dei materiali e la realizzazione finale degli abiti.

 

La Sala del Convitto permetterà la riscoperta di quello che è alla base del lusso: 22 maison (famosissime e poco note) mostreranno come utilizzano la maestria degli artigiani all’interno di processi industriali. Si va da Cartier a George Cleverley London, da Santoni a Smythson, dalle ricamatrici di Madeira alle ragazze che hanno riportato in vita Duvelleroy, il produttore di ventagli dei re – solo per citarne alcune. Presso le Fondamenta sarà ormeggiato Eilean, lo yacht restaurato da Officine Panerai, per scoprire i mestieri del mare. Nella Sala Carnelutti India Madhavi mostrerà come il lavoro dell’interior designer non potrebbe arrivare alle altezze di oggi senza il contributo di stuccatori, mosaicisti, costruttori di specchi, lavoratori di alabastri, tappezzieri etc: tutte queste maestrie verranno messe in mostra attraverso una serie di carrousel da attraversare in prima persona. Mentre nella Sala del Piccolo Teatro, una squadra di restauratori di Open Care di Milano guidati dalla curatrice Isabella Villafranca Soissons eseguirà dal vivo una serie di lavori di restauro, su opere d’arte tradizionali e contemporanee».

Venezia, il compendio dell’artigianato in Europa

16 stanze, ognuna con la propria storia, allestimento e curatore, in un percorso dinamico di 4mila .

Inoltre, durante la durata della mostra, 105 studenti di scuole d’arte europee lavoreranno come “Ambassador” per fornire spiegazioni al pubblico.

Restoring art’s masters – Discover a workshop where expert artisans are breathing new life into works of art both traditional and contemporary.

Imagined by Isabella Villafranca Soissons. Highly specialized restauration techniques carried out by Open Care. Andrea Chisesi © Open Care

Press Kit by Agence 14 September

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La Biennale di Venezia che ci aspettiamo?

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La 16.ma Mostra Internazionale di Architettura è partita!

Ecco uno sguardo ad uno degli eventi tra i più importanti dell’anno a Venezia.

Sedi

In giro per la città di Venezia, Giardini e Arsenale

Periodo

26 maggio – 25 novembre 2018
Chiuso il lunedì

Biennale

16.ma Mostra Internazionale di Architettura di Venezia

Biennale di Venezia 2018

“Freespace”

Ogni due anni, come dice la parola stessa ‘Biennale’, a Venezia è allestita una grande mostra internazionale: un anno dedicata al mondo dell’Architettura e un anno all’Arte, con esposti progetti e idee sulla tematica scelta dal curatore artistico (ogni anno diverso).

Il 2018 è l’anno della Biennale di Architettura, dal titolo “Freespace” a cura del duo femminile Yvonne Farrell e Shelley McNamara dello studio Grafton Architects di Dublino – Leone d’Argento alla Biennale Architettura 2012 con il progetto del nuovo Campus UTEC dell’Università di Lima in Perù.

Le due irlandesi hanno scelto di parlare di generosità e di umanità collocando l’architettura al loro centro.
Tra le chiacchiere, soprattutto con architetti stranieri, ho percepito un’immagine di una Biennale piuttosto prudente e conservativa. L’idea di “Space, free space, public space” è comunque un leitmotiv in quasi tutti i padiglioni o siti che ho potuto visitare e nei quali rientra appieno la tematica della manifestazione stessa. Ho percepito un’architettura come presenza e persino come assenza (nb il Padiglione Gran Bretagna), che intende riflettere e regalare uno sguardo aperto sul concetto di luogo o territorio in cui viviamo e abitiamo.
Le curatrici, infatti, nel processo di traduzione del loro Manifesto avevano specificato:

“…volevamo che contenesse soprattutto la parola spazio. Volevamo scovare anche nuovi modi di utilizzare le parole di ogni giorno, che potessero in qualche modo portarci tutti a ripensare il contributo aggiuntivo che noi, come professionisti, possiamo fornire all’umanità. Per noi l’architettura è la traduzione di necessità – nel significato più ampio della parola – in spazio significativo. Nel tentativo di tradurre FREESPACE in uno dei tanti splendidi linguaggi del mondo, speriamo che possa dischiudere il ‘dono’ che l’invenzione architettonica ha la potenzialità di elargire con ogni progetto. La traduzione ci permette di mappare e di rinominare il territorio intellettuale e quello vero. La nostra speranza è che la parola FREESPACE ci permetta di sondare le aspirazioni, le ambizioni e la generosità dell’architettura.”

L’allestimento interno del Padiglione Germania alla 16.ma Biennale di Architettura di Venezia.
Rituali da “Biennalista”
Per chi mi conosce, la Biennale di Venezia è uno dei momenti che più attendo in tutto l’arco dell’anno. Un appuntamento imperdibile, soprattutto la vernice!
Quest’anno ho avuto, grazie a VeneziaDaVivere, la possibilità di vedere la Biennale dalla Preview, cioè dalla giornata, in anticipazione di un giorno alla vernice, dedicata esclusivamente a radio e televisioni.
Biennale e Fuori Biennale, perchè esserci?
La Biennale è dettata da un eccitante tour de force di pochi giorni, mappato sull’intera città di Venezia tra: Giardini di Castello, Arsenale, palazzi storici affacciati sul Canal Grande, gallerie d’arte, androni di dimore storiche, altane o terrazze di prestigiosi hotel… mescolato da incontri con curatori e creativi, performance, eventi culturali e mondanità, gadget di borse di ogni colore e forma, spalle caduche (per il sostenere per ore il peso di cataloghi e comunicati stampa), piedi gelatinosi che a fine giornata vorrebbero licenziarsi dal tuo corpo, tartine di ogni tipo e persino (come ho letto una volta e mi ha fatto piangere dal ridere ma anche dal ricordo) pump Jimmy Choo… Beh! Sembrerà puro masochismo ma a me piacere tantissimo.

Se sei pronto alle sfide: ti aspetto nel 2019 per la 58.ma Esposizione Internazionale d’Arte, diretta da Ralph Rugoff – Direttore della Hayward Gallery di Londra, prevista dall’11 maggio al 24 novembre 2019 con vernice 8-9-10 maggio.

Vince «Svizzera 240: House Tour», l’architettura in casa

“Leone d’Oro per la migliore Partecipazione Nazionale alla Svizzera per una installazione architettonica piacevole e coinvolgente, ma che al contempo affronta le questioni chiave della scala costruttiva nello spazio domestico.”

Questa è la motivazione data al Padiglione Svizzera, vincitore della Biennale di Architettura 2018.

Il padiglione, sito ai Giardini di Venezia, è il frutto di un concorso indetto, per la prima volta, dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia che ha selezionato il progetto «Svizzera 240: House Tour» del team di architetti del Politecnico federale di Zurigo, composto da Alessandro Bosshard, Li Tavor, Matthew van der Ploeg e Ani Vihervaara.

 

Proporzioni esasperate per spazi troppo piccoli o giganti, distinti da vani per la cucina, corridoio… E passaggi, tanti passaggi che si oltrepassano da porte grandi o minuscole verso stanze arredate in modo minimale e completamente bianche. La scoperta degli ambienti abitativi inizialmente è giocosa, perché lo spirito è beffeggiarne gli stereotipi architettonici, come più volte sottolineato dai progettisti. Poi, tutto questo crescere e ridurre diventa inquietudine e instabilità. Nessuno spazio alla fin fine è confortevole: il bianco totale e l’assenza di suppellettile sviluppano un senso d’incompletezza e di estraneità, proprio in opposizione a quanto generalmente si ricerca in una casa.
Padiglione Zen sempre nella top 10
Indimenticabile l’edizione d’Arte del 2015 a cura di Chiharu Shiota con ‘The Key in the Hand’: una miriade di fili di lana rossa intrecciati con tantissime chiavi penzolanti su vecchie barche…

Anche quest’anno il padiglione giapponese è nella mia compilation dei padiglioni preferiti.

La mostra intitola “Architectural Ethnography” a cura del team formato da Momoyo Kaijima, Laurent Stalder e Yu Iseki, è una collettiva di disegni realizzati da quarantadue progetti provenienti da studi di progettazione universitari, architetti o artisti di tutto il mondo e che risalgono agli ultimi vent’anni. Opere che vanno da specifiche di progetto, prospetti, grafici a mappe di spazi urbani ibridi, ossia condizionati dalle risorse ambientali e dalle attitudini umane.

Mi hanno colpito i disegni a matita di Yukiko Suto, W House – Entrance Side (2010), esposti all’ingresso del padiglione. Grazie ai “dischi volanti” di carta, forniti all’interno del padiglione, con al centro una lente d’ingrandimento, ho potuto osservare le minime rifiniture e le delicate sfumature della grafite. L’autore ha voluto rappresentare un’abitazione giapponese con i suoi sviluppi architettonici dettati nel tempo dall’espansione urbana, dalle influenze sociali, culturali anche occidentali.

Un altro esempio che ha attirato la mia attenzione è il progetto My Home’s: Staircases – 2 di Do Ho Suh: due grattacieli paralleli color arcobaleno costruiti, ad ogni piano, da diverse abitazioni stilizzate e collegate tra loro e centralmente da una semplice scala rossa. È interessate seguire i gradini in un percorso verticale a intuizione, a seconda dello stile architettonico riprodotto, in quale casa e quindi città del mondo, l’autore ha avuto occasione di vivere. Si parte dal paese natale, Seul in Corea, toccando Providence (USA), New York, Berlino e Londra.

La Cina come esempio per l’occidente
Più semplice a vedersi che a dirsi è Across Chinese Cities – The Community, un evento collaterale de La Biennale di Venezia a Ca’ Tron nel sestiere di San Stae, in una delle sedi dell’Università IUAV di Venezia.

The Objects Spaces and Rituals of the Collective” (Gli oggetti spazi e rituali del collettivo) rappresenta il terzo capitolo del programma Across Chinese Cities, nato per esplorare gli approcci della pianificazione legati allo sviluppo di “comunità” come meccanismo che crea nuovi sistemi di appartenenza sociale, economica e spaziale.

La mostra è promossa da Beijing Design Week a cura di Beatrice Leanza (The Global School) e del mio caro amico Michele Brunello (DONTSTOP Architettura) e si sviluppa su due livelli: al piano terra si percorrono longitudinalmente e in modo ordinato dei lunghissimi pinai bianchi sui quali sono illustrati con immagini e render i vari progetti e sui quali ogni tanto sono esposti dei piccoli oggetti esemplificativi; al primo piano, tra gli affreschi di Louis Dorigny, grandi pannelli avvolgenti creano dei micro padiglioni nei quali sono concentrati delle discussioni sulla crescente necessità di dare a contesti urbani e rurali una nuova voce progettuale, volta alla pianificazione integrata.

La visita della mostra mi ha fatto pensare a quanto sia estremamente necessario e urgente sviluppare un approccio di inclusività e fiducia nei confronti della nuova generazione e, dare ad essa stimolo per una creatività collettiva affinché ci sia un miglioramento all’empowerment sociale e politico, fondante per un Paese in crescita.

“The Objects Spaces and Rituals of the Collective” – Foto by Massimo Peca
Archistar per il Vaticano
Da sempre l’arte rappresenta l’arma bianca delle rivendicazioni, dei desideri, delle tendenze e delle ideologie di singoli individui e interi popoli. La Chiesa, per secoli, ne è stata magnate, commissionando opere magnifiche agli artisti più importanti della storia conosciuta.

Partecipazione alla sua prima assoluta e tappa da non perdere in questa Biennale, il Padiglione Vaticano, nello spazio verdeggiante della Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio, è rappresentato da 10 cappelle progettate e realizzate da altrettanti architetti internazionali, selezionati da Francesco Dal Co:

  1. Francesco Cellini, Italia
  2. Smiljan Radic, Cile
  3. Carla Juaçaba, Brasile
  4. Javier Corvalán, Paraguay
  5. Sean Godsell, Australia
  6. Eva Prats & Ricardo Flores, Spagna
  7. Eduardo Souto de Moura, Portogallo – già Pritzker Prize nel 2011, sempre nell’ambito della mostra veneziana, è vincitore del Leone d’Oro 2018
  8. Norman Foster, Regno Unito
  9. Andrew Berman, USA
  10. Teronobu Fujimori, Giappone

Le 10 cappelle di diversa forma e approccio, spesso molto minimalista, sono sparpagliate e a volte nascoste dalla generosa e verdeggiate area. È un piacere passeggiare all’ombra e alla quite. Location perfetta per seguire un percorso fatto di ricerca e di raccoglimento.

La visita del Padiglione Città-Stato parte da un piccolo edificio in legno progettato dallo studio Map di Francesco Magnani e Traudy Pelzel. Al suo interno sono illustrati i disegni e la documentazione della “Cappella dei boschi” progettata da Gunnar Asplund nel 1920 a Skogskyrkogården, Woodland Cemeter a sud di Stoccolma, alla quale i dieci progettisti scelti dal Professore Dal Co hanno preso come modello d’ispirazione.

“Con questo piccolo capolavoro, Asplund definì la cappella come un luogo di orientamento, incontro, meditazione casualmente o naturalmente formatosi all’interno di un vasto terreno alberato, inteso quale fisica evocazione del labirintico percorso della vita e del peregrinare dell’uomo in attesa dell’incontro”.

Dal Co

Francesco Magnani, Traudy Pelzel con Alpi
Terunobu Fujimori con Barth Interni, LignoAlp – interno
Terunobu Fujimori con Barth Interni, LignoAlp – esterno
Norman Foster con Maeg, Tecno, Terna
“Quell’Italia che non vuole mollare nonostante lo spopolamento.”
Continuando a parlare di percorsi, un accenno vorrei farlo per ‘Arcipelago Italia’, sito alle Tese delle Vergini in Arsenale.
Appena entrata ho avuto la fortuna di incontrare Alessia dello studio dell’architetto Mario Cucinella – curatore del padiglione italiano – che mi ha illustrato il progetto.

Qui, l’architettura è un esempio concreto di dispositivo di rilancio per i territori come incentivo ed effetto futuro degli abitanti, in questo caso italiani.

Subito corrono in testa mille pensieri. Pensieri rivolti all’Italia: terra meravigliosa, ricca di bellezze uniche, ma anche fatta di debolezze e problematiche quali lo spopolamento, il deterioramento e l’abbandono.

Al Padiglione Italia ci si è messi di fronte alla domanda: cosa possiamo fare?

Cinque anni di ricerca per mappare da Nord a Sud il territorio italiano attraverso i luoghi di riqualificazione esistente: piccoli, isolati, di provincia e interni (non costieri e metropolitani) dei quali l’Italia ne è rappresenta al 60%.
Una documentazione dettagliata di 67 progettisti, che non hanno voluto abbandonare il proprio territorio e anzi, hanno continuato a crederci.

‘Arcipelago Italia’ è un itinerario letterario composto da due narrazioni: una, più romantica, con l’analisi di cosa è stato fatto per valorizzare i territori attraverso la riqualificazione e la ricostruzione; l’altra, più d’azione, rappresenta quello che “noi” vogliamo fare e quello che si potrebbe fare.
Anche l’allestimento del Padiglione è distinto da due parti: quello d’ingresso è composto da grandi pannelli verticali con immagini, testi e un video di Marcello Pastonesi, mentre l’altro è un open space organizzato da 5 tavoloni, che rappresentano le cinque aree principali italiane dalle quali è iniziato l’intero viaggio di ricerca. Su ogni area sono appoggiati modellini e schizzi, e sulla parete divisoria tra la prima e la seconda sala è posizionata una grande lastra di marmo dove è impresso il primo schizzo ideativo di ‘Arcipelago Italia’ dell’architetto Cucinella.

B-e-c-o-m-i-n-g
La scorsa edizione della Biennale di Architettura, ‘Reporting From The Front’ diretta dall’architetto cileno Alejandro Aravena, ha visto il Padiglione Spagna con ‘Unfinished’ vincitore del Leone d’Oro.

‘Becoming’ è il titolo del 2018 a cura dell’architetta Atxu Amann e al team composto da Maria Mallo, Gonzalo Pardo, Andrés Cánovas e Nicolás Maruri, che hanno selezionato 143 proposte, partendo da un concorso aperto incentrato su 55 aggettivi, gli stessi evidenziati in giallo sul sito dedicato, che qualificano l’architettura come spazio per proposte eterogenee e riflessioni.

La partecipazione spagnola intende guardare al futuro, soprattutto dal punto di vista dei ricercatori, in difesa degli ambienti di apprendimento: i luoghi di critica e di creazione architettonica. Il tutto è un’espressione colorata e dinamica. Già dall’ingresso, infatti, si è accolti da una grande scritta al neon multicolor della parola Becoming, che fa ricordare le opere di Bruce Nauman. Le pareti interne sono completamente tappezzate da un collage di disegni, foto e render. L’impatto d’insieme sembra caotico, ma che di casuale ha ben poco perché si tratta di un gesto simbolico, perchè tutte le idee e i progetti sono replicati e ampliati virtualmente sul sito.

Biennale di Venezia 2018

Mi piacerebbe illustrare tante altre realtà che ho visto durante la 16.ma Biennale di Venezia, come il Padiglione Olanda, Canada, Croazia, Cile… o parlare di Casa Flora w/ Dezeen e della loro chiacchierata con David Chipperfield…

Forse lo farò nei prossimi giorni con degli articoli singoli, ma se avete fretta e desiderate un ulteriore contributo, date una sbirciatina al mio profilo Instagram

Dettaglio della cappella di Eduardo Souto de Moura

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Al MUDEC di Milano per Frida Kahlo

Al MUDEC di Milano per Frida Kahlo

Frida Kahlo al Museo delle culture di Milano

Essere donna e artista nei primi anni del ‘900 e in Sud America. Un percorso per conoscere la forza e l’energia di Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, più propriamente Frida Kahlo, a Milano fino ai primi di giugno.

Città

Milano

Museo

MUDEC

Date

Fino al 3.06.2018

Thumbnail by

@sketchinc

La personale italiana:

“Frida Kahlo. Oltre il mito”

Il Messico di Frida

Manca poco per poter visitare la personale milanese dedicata ad una delle figure femminili, come poche prima, che nel primo decennio del Novecento si è distinta nel firmamento artistico, dominato spesso da un mondo maschile e maschilista.

Ho scoperto Frida Kahlo nel lontano 2002 grazie al film Frida. Una pellicola intensa, diretta dalla charmante regista statunitense Julie Taymor, che parla della vita privata della pittrice messicana e interpretata da una perfetta e seducente Salma Hayek.

Per chi volesse saperne di più, il film è un adattamento cinematografico del libro Frida: A Biography of Frida Kahlo di Hayden Herrera (edito Feltrinelli).

Un omaggio al mito, Frida Kahlo.
Sarà la sua esuberanza stilistica. Sarà la sua innata repulsione per ogni convenzione sociale o per la sua vita tormentata e complicata. Frida Kahlo è ancora oggi un punto fermo nella storia dell’arte. È contemporanea in ogni epoca e corrente stilistica, probabilmente perché i suoi lavori esercitano un mistico fascino dal forte impatto emotivo.
Frida, per la prima volta in Italia.
Frutto di un lavoro di studi e ricerche durato sei anni, per la prima volta e per alcune opere anche in assoluta in Italia, più di 100 lavori della pittrice messicana, primeggeranno nelle sale del discusso polo espositivo MUDEC – Museo delle Culture di Milano, progettato dall’archistar David Chipperfield, definito l’architetto del rigore e dell’eleganza understatement. Con prestiti provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, oltre che da musei degli Stati Uniti (Phoenix Art Museum, Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Knox Gallery), il curatore della mostra, Diego Sileo, nonché curatore al Pac di Milano e studioso di arte latino-americana, spiega che l’esposizione ha preso vita grazie ad una scoperta emersa da un archivio segreto ritrovato nel 2006 in Casa Azzurra (la colorata casa dell’artista, oggi museo) e disponibile solo ai ricercatori.
Curiosità dell’ultimo minuto

Dopo essere una delle protagoniste in Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie (ed. Mondadori), le sembianze di Frida Kahlo sono riprodotte in versione Barbie, nella nuova serie intitolata “Donne che ispirano” della celebre casa produttrice di giocattoli, Mattel. Solo che la sua vendita in Messico è vietata in quanto viola i diritti esclusivi dell’immagine che la famiglia dell’artista detiene. Lo sancisce un tribunale messicano che ne ha bloccato la vendita in tutto il Paese, almeno come riporta la BBC.

Frida Kahlo. Oltre il mito

Foto: Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine, 1940 – Olio su tela, cm 63,5 x 49,5 – Harry Ransom Center, Austin – © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F. by SIAE 2014
  • Indirizzo: Mudec – Museo delle Culture di Milano Via Tortona, 56, 20144 Milano
  • Sito web www.mudec.it
  • Per l’acquisto del biglietto Infoline 02 54917 (lun-ven 10.00-17.00) Singoli: helpdesk@ticket24ore.it Gruppi e scuole: ufficiogruppi@ticket24ore.it

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