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#Venezia83: tutto quello che succede intorno ai film

#Venezia83: tutto quello che succede intorno ai film

83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov

George Clooney che scherza con i fotografi, Robert Pattinson alle prese con il caldo, look discussi e film già in odore di Oscar: #Venezia83 raccontata dal divano di casa

Quest’anno la Mostra del Cinema di Venezia l’ho vista da casa. I programmi erano altri, poi un intoppo ha fatto saltare tutto e così, invece delle proiezioni al Lido, delle conferenze stampa e delle giornate trascorse tra una sala e l’altra, ho seguito Venezia attraverso gli articoli dei colleghi, le dirette, i video e i post pubblicati sui social.

Una posizione insolita per chi la Mostra è abituata a viverla di persona. Quando conosci i luoghi, i ritmi, le attese e tutto quello che succede intorno a una proiezione, anche dallo schermo di un cellulare continui a guardare oltre l’immagine.

Quello che arriva è una Mostra frammentata tra red carpet, conferenze, recensioni, dichiarazioni, abiti, piccoli gesti catturati dalle telecamere e film che, almeno per il momento, possiamo soltanto aspettare di vedere. E mi sono chiesta quanto della Mostra del Cinema arrivi davvero a chi la segue da casa?

JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
George Clooney alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Marta Formentello
JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Greta Scarano alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Marta Formentello

George Clooney, il Leone d’Oro e Venezia

Per chi ben comincia… George Clooney è stato tra i primi ad arrivare a Venezia per ricevere il Leone d’Oro alla carriera, consegnato il 2 settembre, durante la serata inaugurale.

Un ritorno che ha avuto qualcosa di familiare perché Clooney al Lido è uno dei personaggi più amati, che negli anni ha costruito un lato leggero e divertente del festival. I fotografi lo aspettano volentieri proprio perché spesso scherza, fa qualche espressione buffa, si siede con loro per una foto di gruppo e qualche volta prende perfino in mano la macchina fotografica di qualcuno, creando per pochi secondi una forma di confidenza tra il personaggio famoso e chi, ai lati del red carpet, sta semplicemente facendo il proprio lavoro.

La premiazione l’ho seguita in diretta sull’account della Biennale (qui lo speciale del Tg24 di Sky) e Clooney, dopo avere scherzato sul fatto che un premio alla carriera possa essere anche un modo elegante per ricordarti che stai invecchiando, ha parlato dei suoi 45 anni di cinema, delle persone incontrate lungo il percorso e soprattutto del valore delle storie in un periodo in cui la paura viene usata sempre più spesso come strumento. Ha ricordato il lavoro dei giornalisti che continuano a fare domande, degli artisti, degli attori e dei musicisti e ha detto: nessuno ride o piange in lingue diverse, sogniamo nello stesso modo e nello stesso modo i genitori si preoccupano per i propri figli.

Ad accompagnarlo c’era Amal Clooney, che già all’arrivo ha spostato per qualche ora l’attenzione dal cinema alla moda con un completo nei toni del verde oliva composto da top, micro shorts e blazer in seta. Spesso sui social i look delle celebrities finiscono per dividere i commenti tra chi li apprezza e chi li critica, e anche questa volta è successo lo stesso: Vogue Italia lo ha definito “essenziale, semplice, ma super chic”, D la Repubblica ha parlato di un outfit “romantico ed elegante” e iO Donna “sobrio e stiloso”, mentre altri hanno considerato i pantaloncini troppo corti e il look poco adatto all’occasione.

Il dettaglio che mi ha incuriosito in realtà è stato un altro: il completo appartiene alla collezione Primavera/Estate 2027 di Tom Ford by Haider Ackermann, quindi Amal Clooney l’ha indossato a Venezia in anteprima, prima ancora che la collezione venga presentata ufficialmente.

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Irina Shayk alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov
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Vittoria Ceretti alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov

Robert Pattinson, il caldo di Venezia e Primetime

Tra i post o reel dedicati a Robert Pattinson ne ho trovato per caso uno molto simpatico, in cui cercava di tamponarsi il viso con dei micro foglietti tra la folla scalpitante che lo reclamava per un autografo. L’estate è dura quando le temperature restano alte e l’umidità, come a Venezia, rende l’aria ancora più pesante, e questi giorni di inizio settembre sono stati un atto di forza per chi ha dovuto affrontare il red carpet in giacca o in abito da sera.

Per il suo primo red carpet veneziano, Pattinson ha sfoggiato un completo gessato total white custom Dior – in contrasto con una #Venezia83 dove il nero ha dominato molti look – con giacca doppiopetto (N.B.), camicia bianca, cravatta a righe navy e rosse e mocassini marroni. Sembrava uscito da un film degli anni Trenta, con quell’eleganza da vecchia Hollywood che fa pensare a Cary Grant. Con lui, Suki Waterhouse in un mini abito di pizzo verde-oro della collezione Pre-Fall 2026 di Saint Laurent, con maniche lunghe, collant trasparenti (con questo caldo!) e décolleté a punta con tacco curvo.

Mi ha fatto pensare alle sale, dove in giornate così l’aria condizionata le rende freddissime: immancabile nello zaino o nella borsa da Mary Poppins il foulard o il giacchino spesso stropicciato da mettere e togliere, utilissimo come anti-frigorifero.

“Speriamo gli piaccia” ha detto l’attore in conferenza stampa riferendosi a Chris Hansen, il giornalista che interpreta in Primetime e che conduceva il programma televisivo americano To Catch a Predator, costruito attraverso incontri organizzati con adulti convinti di avere un appuntamento con adolescenti e poi messi davanti alle telecamere. Il film di Lance Oppenheim parte proprio dalla storia di quel programma e dal personaggio di Hansen per osservare il confine tra giornalismo, spettacolo e diritto di esporre pubblicamente una persona.

Un tema sviscerato dalla recensione di Anna Cortelazzo su Il Bo Live, dove dalla domanda “con che diritto sbatti il mostro in prima serata?” la riflessione va oltre il reato in sé e riguarda il potere di chi racconta: fino a che punto un giornalista, una televisione o il pubblico possono trasformarsi in giudici?
Il titolo Primetime richiama proprio quella collocazione televisiva, la prima serata, dove vicende così delicate entravano nello stesso spazio occupato dall’intrattenimento e dagli altri programmi destinati al grande pubblico. Oggi, osserva Cortelazzo, quella stessa ricerca di attenzione passerebbe attraverso la logica degli algoritmi, dei clic e delle visualizzazioni.

Per capirne di più bisogna aspettare il 15 ottobre, quando la pellicola uscirà nelle sale italiane.

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Alba Rohrwacher alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov
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Maggie Gyllenhaal alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov

La Mostra del Cinema da insider

Le conferenze stampa si possono seguire nei reel degli account di settore, i red carpet arrivano quasi in diretta, le recensioni si leggono poche ore dopo le proiezioni e sui social circola praticamente di tutto, però manca quella parte della Mostra fatta di corse tra una sala e l’altra, lo sguardo da vampiro dopo l’ultima proiezione, le nottate in bianco a scrivere e selezionare foto, tragitti in vaporetti gonfi, commenti scambiati al volo e continui clic sul portale delle prenotazioni dei film a caccia di un posto libero anche mentre stai guardando un altro film.

Adoro passare la serata finale in sala stampa con i colleghi e i giornalisti di tutto il mondo, seguire le premiazioni dagli schermi e commentare i risultati quasi come allo stadio. Dopo giorni passati a vedere film, scrivere recensioni, confrontare impressioni e fare pronostici, quando viene annunciato un titolo che hai visto sembra quasi di stare in osteria: si alza la voce, partono i gridolini, qualcuno si infastidisce e fa “ssh” per zittire, mentre gli animi ormai sono accesi. E se poi vince il Leone proprio il film che hai visto e che ti è piaciuto, lì non c’è più freno e corri verso la rush line per riuscire a rivederlo.

Si parla già di Oscar per John Malkovich in Wild Horse Nine di Martin McDonagh. Venezia, del resto, porta fortuna, basta ricordare i Leone d’Oro: La forma dell’acqua di Guillermo del Toro nel 2017 con quattro Oscar; Nomadland di Chloé Zhao nel 2020 con tre Oscar e recentemente Poor Things di Yorgos Lanthimos nel 2023 ne ha vinti quattro.

Mancano ancora due giorni, i premi finali e qualche sorpresa. Nel frattempo la lista dei film da vedere si è già allungata parecchio.

Aspettando #Venezia83: tutto sulla prossima Mostra del Cinema di Venezia

Aspettando #Venezia83: tutto sulla prossima Mostra del Cinema di Venezia

Colin Farrel ph Rossana Viola – Mostra del Cinema #Venezia79

L’Europa e l’Asia riempiono il red carpet dove mancano le grandi major americane, una regista su venti è in gara, sette ore di Guadagnino su Bertolucci e il primo documentario italiano firmato dall’AI: #Venezia83 riscrive le regole del festival più antico del mondo

La Mostra del Cinema di Venezia con il numero 83 apre il 2 settembre 2026 al Lido e si chiude undici giorni dopo, con 88 film scelti tra 4.740 titoli arrivati da 62 paesi.

Nel comunicato stampa di presentazione del programma, il Direttore Alberto Barbera si affida a una frase di Slavoj Žižek, il filosofo protagonista di uno dei film in cartellone – The Pervert’s Guide to Utopias di Sophie Fiennes – per raccontare che cosa il cinema può ancora fare oggi: «Penso che il ruolo di Hollywood, o del cinema in generale, sia sempre stato quello di mettere in luce quei presupposti utopici che non percepiamo chiaramente nella nostra vita quotidiana. Se degli alieni dovessero visitare la nostra Terra e per caso mi chiedessero: “Potresti spiegarci cos’è l’umanità?”, non risponderei loro: “Andate in giro a dare un’occhiata”, ma griderei: “Guardate questi, questi, questi film e ci capirete”».

Capiamo innanzitutto che l’intelligenza artificiale entra ufficialmente nel programma attraverso Be Brave, il documentario fuori concorso di Francesco Carrozzini dedicato al papà della Diesel, Renzo Rosso.

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Mostra del Cinema 2024 – ph. Igor Serdyukov
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Mostra del Cinema 2024 – ph. Igor Serdyukov

Annata magra per i fan delle star di Hollywood, che al red carpet non vedranno sfilare il cast di Digger con Tom Cruise, del sequel di The Social Network firmato Aaron Sorkin, né del nuovo film di David Fincher con la sceneggiatura di Quentin Tarantino e protagonista Brad Pitt in The Adventures of Cliff Booth, tutti fermi per ritardi di produzione. Tra i più attesi e per la prima volta alla Mostra, Robert Pattinson, il bel Cedric Diggory de Il Calice di Fuoco nella saga di Harry Potter, oggi affermato attore e idolo di teen e non solo, da poco sul grande schermo nel ruolo dello spietato Antinoo, il più arrogante dei pretendenti di Penelope, nella trend topic e discussa Odissea di Christopher Nolan. A Venezia arriva per Primetime di Lance Oppenheim, prima incursione nella fiction per il regista dei documentari Ren Faire e Some Kind of Heaven: Pattinson veste i panni di Chris Hansen, il giornalista che nel 2004 lanciò To Catch a Predator, un segmento televisivo di Dateline NBC che attirava davanti alle telecamere adulti sospettati di cercare incontri sessuali con minorenni.

Guidano la squadra italiana Pierfrancesco Favino, che chiude la Mostra fuori concorso con Dio ride di Giovanni Veronesi, e Nanni Moretti, che torna in laguna dopo 37 anni con Succederà questa notte, interpretato da Louis Garrel e Jasmine Trinca: era assente dal 1989, l’anno di Palombella rossa, mentre in concorso mancava addirittura dal 1981, quando Sogni d’oro vinse il Leone d’argento. Con lui in gara per il Leone d’Oro al miglior film – premio che manca per l’Italia dal 2013 – ci sono altri quattro italiani: Marco Bechis con Ritorno a Buenos Aires, Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro, Andrea Pallaoro con The Echo Chamber e Paolo Strippoli con L’estranea.

Da segnalare anche il debutto alla regia di Anna Foglietta in gara a Orizzonti con Una storia: la crisi di una coppia dopo che la figlia lascia la casa per l’università, con protagonista Alba Rohrwacher, doppiamente presente quest’anno nel film in concorso, Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, accanto a Vincent Lindon.

Tra i cast internazionali sono annunciati: la coppia Penélope Cruz e Javier Bardem in Bunker di Florian Zeller, affiancati da Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. Nick Nolte è il protagonista di Company diretto da Casey Affleck, e Werner Herzog riunisce per Bucking Fastard le sorelle Kate e Rooney Mara, Orlando Bloom e Domhnall Gleeson.

L’amatissimo George Clooney, che a Venezia porta avanti un legame lungo quasi trent’anni, dal debutto nel 1998 con Out of Sight di Steven Soderbergh accanto a Jennifer Lopez, quest’anno arriva per ritirare il Leone d’Oro alla carriera assieme all’attrice Ellen Burstyn. Un premio che arriva con un tempismo quasi scritto: nel 2025 Clooney era presente con Jay Kelly di Noah Baumbach, nei panni di una star del cinema alle prese con l’avvicinarsi di un premio alla carriera in un festival italiano.

Mentre l’attrice che conosciamo per L’ultimo spettacolo, L’esorcista e per l’Oscar vinto nel 1975 con Alice non abita più qui di Martin Scorsese, arriva anche come interprete di Flesh Impact, cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal, Presidente della giuria 2026, nei panni di una versione anziana di Marilyn Monroe. Con lei Dakota Johnson, che interpreta la diva giovane al centro della fama e dei riflettori.

JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
George Clooney e Amal ph. Rossana Viola
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Settimo Cannatella per Venezia78 Guadagnino e Johnson

Tra i venti titoli in concorso per la statuetta del leone alato, una sola regista firma un film, la danese di origini egiziane May el-Toukhy, con la sua opera Woman Unknown: un dramma psicologico su un oscuro segreto legato al passato di una donna che minaccia di distruggere la sua nuova e fragile stabilità.

Arianna Finos, su La Repubblica, racconta un dato che accende un dibattito oltre i confini di Venezia: le opere proposte da autrici scendono quest’anno dal 30 al 24 per cento, dando spazio a Emma Dante, la quale nota che i cinque film italiani in concorso restano firmati tutti da uomini e si chiede perché La ragazza con la Leica di Alina Marazzi sia finito in Orizzonti e non in concorso, e a Piera Detassis, presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano, che segnala la stessa dinamica ai David di Donatello: quattro candidature su cinque al miglior esordio erano di registe, la cinquina per miglior film e miglior regia le esclude entrambe. Per Detassis il talento c’è già: manca l’accesso ai finanziamenti, la condizione che permette alle autrici di arrivare a un secondo o un terzo film.

Altri numeri fanno parlare di Venezia 83. Barbera ci rassicura che staremo inchiodati sulle poltrone per Luca Guadagnino, che dedica sette ore e quindici minuti a Bernardo Bertolucci con Joie de vivre, fuori concorso. Il documentario, ha spiegato, non è un’analisi di tutti i film di Bertolucci, “sennò sarebbe durato quattordici ore“, ma di molti di essi, condotta da Guadagnino insieme ad amici, colleghi registi e critici. Un modo “per fare di Bernardo Bertolucci la cartina di tornasole per capire cos’è il cinema, cos’è stato, cos’è il cinema moderno, e in ultima analisi cos’è la critica“.

Gli esercizi di ginnastica oculare si alleggeriscono di qualche ora con i film: Dau di Ilya Khrzhanovsky, sul fisico Lev Landau, in concorso, di 210 minuti; Musk di Alex Gibney, 232 minuti, il documentario iniziato nel 2023 quando Elon Musk era “solo” l’uomo più ricco del mondo, arriva a Venezia nei giorni in cui SpaceX lo consacra primo trilionario della storia e Biografía de Jorge Luis Borges il fuori concorso di Mariano Llinás, biografia dello scrittore argentino da 330 minuti.

Per un approfondimento in più, proprio a Borges è dedicato un giardino in città: il Labirinto Borges della Fondazione Cini, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, realizzato nel 2011 dall’architetto Randoll Coate e riaperto recentemente al pubblico dopo un restauro conservativo. In quest’isola affacciata al Bacino di San Marco, è interessante ricordare che dall’1 al 30 settembre è in mostra Homo Faber, una tra le più importanti manifestazioni al mondo sull’alto artigianato diretta quest’anno da Es Devlin (due anni fa era stata affidata a Luca Guadagnino, insieme all’architetto Nicolò Rosmarini).

Alle maratone di visione, Manuele Fior – la firma del manifesto ufficiale – risponde con un fotogramma: fenicotteri rosa in fila indiana sul Lido di notte, un faro da set puntato addosso, diretti verso la Sala Grande. È la dedica all’amica Roberta Novielli, che dirigeva il Ca’ Foscari Short Film Festival.

Poi, ci sono gli appassionati, i giornalisti, gli aficionados e i professionisti del settore presenti come ogni anno, nel rituale alienante e affascinante che diventa anche un modo diverso di vivere la città, catapultati in un mondo a parte: corse al risveglio del sole verso vaporetti stipati per le prime proiezioni, notti ridotte al minimo della sopravvivenza biologica per scrivere e selezionare le foto degli articoli, il muro umano da cui sbirciare il red carpet per vedere dal vivo gli attori, i pranzi con panini da autogrill, le chiacchiere animate con gli amici, e ogni tanto la quiete da biblioteca dove rifocillarsi in sala stampa. È così… Lido, ci vediamo a settembre!

 

Informazioni utili

L’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica si svolge al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre 2026.

JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Manifesto ufficiale di #Venezia83
JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Maggie Gyllenhaal Photocall THE LOST DAUGHTER 2021 courtesy of La Biennale di Venezia

La Fondazione Bonotto tesse la laguna di Venezia

La Fondazione Bonotto tesse la laguna di Venezia

Un arazzo interattivo di oltre sei metri realizzato con plastica riciclata e fibra ottica rappresenta la laguna di Venezia e il suo delicato ecosistema: è We Are Bodies of Water della Fondazione Bonotto a Palazzo Ducale

Parte della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari a Palazzo Ducale, fino al 29 settembre, l’installazione We Are Bodies of Water documenta il delicato ecosistema lagunare attraverso il progetto di Giovanni Bonotto, imprenditore tessile che con la Fabbrica Lenta unisce manifattura artigiana, ricerca scientifica e arte contemporanea.

Per gli Etruschi e i Veneti, mari, fiumi e sorgenti erano luoghi di contatto con il divino: depositavano bronzi e offerte dove l’acqua calda affiorava dalla terra, gesto per invocare cura del corpo e ascolto della preghiera. La Fondazione Bonotto riattiva quel gesto come testimonianza contemporanea del rapporto tra acqua, ecosistema e azione umana.

JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Ritratto di Giovanni Bonotto – ph. Susanna Pozzoli
JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Bonotto – We Are Bodies of Water – ph. Lorenzo Cinotti

Un arazzo che respira

Nella Sala Scudieri dell’Appartamento del Doge, un arazzo monumentale di 6,5 x 1,9 m unisce filati di plastica riciclata da scarti industriali e fibra ottica e, attraverso luce e suono, racconta la flora e la fauna della laguna veneziana. La scritta “We are bodies of water” appare e scompare sulla superficie a cadenze ritmate, prodotta dall’intreccio dei filati con la fibra ottica sviluppata da Tommaso Galbersanini di DreamLux con un software progettato per spostare l’attenzione del visitatore dal dettaglio naturalistico al tema centrale dell’installazione.

Giovanni Fontana, poeta e performer tra i riferimenti internazionali della poesia sonora, firma la traccia audio: nomi scientifici di specie lagunari si alternano a dati sull’ecosistema veneziano in una composizione che Valerio Murat elabora elettroacusticamente. La sala risponde ai movimenti del visitatore – il passo, la sosta, lo spostamento – e la composizione cambia in tempo reale. I dati sulle specie presenti in laguna, quelle scomparse e quelle a rischio portano la firma di Luca Mizzan, responsabile del Museo di Storia Naturale di Venezia.

Erbario e bestiario del passato, medium del presente

Il disegno dell’arazzo è di Florentina Isac e Marco Bianchini, che costruiscono un erbario e bestiario contemporaneo ispirandosi a due fonti storiche: la Descrizione de’ pesci, de’ crostacei e de’ testacei che abitano le Lagune e il Golfo Veneto di Stefano Chiereghin – opera del Settecento conservata alla Biblioteca Marciana in 12 volumi manoscritti dove sono catalogate 744 specie raccolte in quarant’anni di ricerca, disegnate a chiaroscuro e colorate con pigmenti estratti direttamente dagli animali – e il Trattato de semplici pietre e pesci marini di Antonio Donati Farmacopeo, uno dei primi testi illustrati sulla fauna marina adriatica.

We Are Bodies of Water è inserito nel progetto A-Collection, ideato da Giovanni Bonotto con la curatrice Chiara Casarin, che connette residenze artistiche e manifattura tessile per fare della produzione artigiana un atto culturale contemporaneo.

JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Opera di JR al Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella

La Fabbrica Lenta alla Biennale Arte 2026

Durante la Biennale Arte 2026, la Fabbrica Lenta è protagonista anche al Venice Venice Hotel di Golden Goose sul Canal Grande, dove un arazzo di 4,30 x 7,80 m, realizzato con filati di plastica riciclata, lana vergine, cotone biologico e carta washi, accompagna Il Gesto di JR. L’artista francese, lo stesso che all’after-party degli Oscar 2025 aveva trasformato i volti delle star in grandi stampe in bianco e nero, reinterpreta Le Nozze di Cana di Paolo Veronese del 1563 sostituendo le figure bibliche con i 174 volti reali degli ospiti e dei volontari di Refettorio Paris, il progetto di ristorazione solidale di Massimo Bottura.

 

Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari

fino al 29 settembre 2026
Palazzo Ducale, San Marco 1, Venezia
Arazzo: We Are Bodies of Water
Sala Scudieri, Appartamento del Doge

C’è sempre più moda alla Biennale Arte di Venezia 2026

C’è sempre più moda alla Biennale Arte di Venezia 2026

Dalla facciata di Palazzo Ducale al Canal Grande, passando per i palazzi più belli della città: alla Biennale Arte 2026 la moda è sempre più protagonista.

La moda è sempre più presente in Biennale, con un ruolo che va ben oltre la sponsorizzazione dei singoli padiglioni. Basta ripercorrere le ultime edizioni: Valentino main sponsor del Padiglione Italia nel 2022, Tod’s nel 2024, Dior con la cena di gala al Teatro La Fenice per il restauro della Galleria Giorgio Franchetti – Ca’ d’Oro.

Quest’anno il passo più significativo è stato quello di Bulgari come partner esclusivo della Biennale fino al 2030, esponendo con un proprio padiglione ai Giardini dedicato all’artista canadese Lotus L. Kang, una mostra alla Biblioteca Nazionale Marciana con Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda, e un video mapping sulla facciata di Palazzo Ducale.
Swatch, partner storico della Biennale Arte per oltre quindici anni, porta Flora Fantastica nella Serra dei Giardini Reali con le opere di cinque artisti in residenza allo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai, in linea con il tema In Minor Keys.

Bottega Veneta ha invece trasformato la facciata della banca a Palazzo Nervi-Scattolin in Campo Manin in un cinema all’aperto, proiettando le opere di Kandis Williams, Meriem Bennani e Tai Shani.

JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Bonotto – We Are Bodies of Water – ph. Lorenzo Cinotti
Fonte Bottega Veneta a Venezia 2026

Alla Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina, Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, curata da Nancy Spector, mette per la prima volta a confronto le pratiche dei due artisti: entrambi lavorano attraverso l’appropriazione di immagini della cultura popolare americana – film, fumetti, post sui social, copertine di dischi – per rivelare miti, ossessioni e contraddizioni degli Stati Uniti contemporanei.

A Palazzo Grimani, la prima mostra personale in Italia di Amoako Boafo si intitola It Doesn’t Have to Always Make Sense. L’artista ghanese espone ritratti realizzati lavorando il pigmento direttamente con le dita: una tecnica che Kim Jones aveva già portato dentro gli atelier di Dior nel 2021, riproducendola in ricami e jacquard per la collezione uomo primavera-estate.

Nella via dello shopping di Calle Larga XXII Marzo, la boutique di Pomellato ha presentato la collezione di ceramiche di Mutina: vasi dalle forme morbide ed essenziali, nei colori caldi del gioiello italiano. Due brand del lusso che scelgono la Biennale per un’operazione culturale oltre che commerciale. E nelle vicinanze di Piazza San Marco, in occasione della Biennale Arte 2026 l’Espace Louis Vuitton presenta DOKU The Illusion – quarto capitolo della serie DOKU – un’installazione immersiva di Lu Yang. Tra filosofia buddhista, anime e videogiochi lo spazio diventa un santuario cibernetico, dove il protagonista è un avatar costruito sul volto dell’artista, che attraversa paesaggi generati dall’AI sullo sfondo della penisola giapponese di Izu.

Il Venice Venice Hotel di proprietà di Golden Goose sul Canal Grande porta Il Gesto di JR, l’artista francese – lo stesso che all’after-party degli Oscar 2025 aveva trasformato i volti delle star in grandi stampe in bianco e nero – ha coperto buona parte della facciata di Palazzo Ca’ da Mosto con un grande murales. Partendo dalle Nozze di Cana di Paolo Veronese del 1563, ha sostituito le figure bibliche del banchetto con 176 volti reali: ospiti e volontari della comunità di Refettorio Paris, un progetto di ristorazione solidale fondato dallo chef Massimo Bottura. All’interno, un arazzo monumentale di 4,30 per 7,80 m realizzato dalla Fabbrica Lenta di Giovanni Bonotto con filati di plastica riciclata, lana vergine, cotone biologico e carta washi.

La Fondazione Bonotto è a Venezia anche a Palazzo Ducale come parte della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, visitabile fino al 29 settembre, con un grande arazzo di 6,5×1,9 m tessuto con filati ottenuti da plastiche di rifiuti industriali e fibre ottiche e si intitola We Are Bodies of Water.

JR Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Opera di JR al Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella

Ci sono le new entry dei colossi a Venezia come le fondazioni culturali che occupano meravigliosi palazzi sul Canal Grande e trasformano dimore private in centri per la condivisione e il networking. Ultimo tra questi è la fondazione dello stilista belga Dries Van Noten, che dopo trentotto anni alla guida del suo omonimo brand di moda, si è regalato il “pensionamento” a Palazzo Pisani Moretta con un’incredibile mostra The Only True Protest Is Beauty.

Oltre duecento opere di moda, gioiello, vetro, ceramica, scultura, fotografia, inserite negli spazi affrescati da Tiepolo, Guarana, Diziani e affiancate agli abiti di Christian Lacroix e Comme des Garçons, e le fotografie di grande formato dell’artista canadese Steven Shearer.

La Biennale di Venezia porta nuove fondazioni in città

La Biennale di Venezia porta nuove fondazioni in città

Venezia si conferma la capitale mondiale dell’arte contemporanea, e ogni Biennale aggiunge un nuovo capitolo: Pinault, Prada, Berggruen, Kapoor, Sandretto, Fiorucci con l’ultima ad aggiungersi nella lista: la Fondazione Dries Van Noten a Palazzo Pisani Moretta.

Si chiamano Pinault, Berggruen, Guillon, Mikhelson… Collezionisti miliardari che acquistano pezzetti di antichi e meravigliosi spazi veneziani per trasformali in centri della bellezza e della cultura.

Dalla Fondazione Guggenheim, Fondazione Pinault con Palazzo Grassi e Punta della Dogana, Fondazione Prada, Querini Stampalia alla Bevilacqua La Masa, si sono aggiunte negli ultimi anni l’Anish Kapoor Foundation a Palazzo Manfrin – palazzo cinquecentesco di Cannaregio aperto al pubblico per la seconda volta con una mostra che attraversa cinquant’anni di ricerca tra studi di architettura, modellini e scultura – e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo all’isola di San Giacomo in Paludo. A Palazzo Diedo si è insediata Berggruen Arts & Culture, diretta da Mario Codognato, con un programma di residenze d’artista e mostre internazionali. La Fondazione Fiorucci ha scelto Venezia per la sua sede europea.

Sarà una coincidenza ma ogni Biennale porta nuovi arrivi e questa volta, con un po’ di anticipo, è stato il turno di Dries Van Noten, lo stilista belga che per trentotto anni ha guidato il suo omonimo brand, uno dei grandi nomi della haute couture internazionale, oggi nelle mani del Gruppo Puig di Barcellona e come successore alla direzione creativa, Haider Ackermann.

Nel giorno del patrono veneziano (il 25 aprile), lo splendido palazzo sul Canal Grande Palazzo Pisani Moretta ha aperto le porte della Fondazione – creata da Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe – con la mostra The Only True Protest Is Beauty.

All’opening, Van Noten ha spiegato il senso di questa scelta: “L’artigianato mi ha dato così tanto che per me ora è necessario restituire, e mostrare alle persone la sua importanza, specialmente in questi tempi dell’AI. Volevo mostrare che la creatività, le cose che sono fatte con le tue mani, con il tuo cuore, con il tuo cervello, sono più importanti delle cose fatte con il computer.“

Il percorso si sviluppa in venti stanze con oltre duecento opere – moda, gioiello, vetro, ceramica, scultura, fotografia – inseriti negli spazi affrescati da Tiepolo, Guarana, Diziani. La presenza degli abiti di Christian Lacroix e Comme des Garçons crea un percorso temporale e la luce diventa l’elemento coinvolgente e immerso, grazie all’intervento del light artist marionanni.

Incredibili i gioielli Memento Mori di Codognato, storica maison veneziana cara ad Andy Warhol e Coco Chanel e le composizioni scultoree di Ann Carrington con posate in argento e metallo riutilizzate, cucchiai e forchette trasformati in forme organiche. Nella sala Bending Light è protagonista un tavolo monumentale in vetro realizzato su commissione da Wave Murano Glass con Armand Louis. L’artista Misha Kahn espone Dusk’s Reveled Whisps (2023): una silhouette ondeggiante tessuta a mano di un orologio totemico inserito nello spazio della sala Part and Whole con l’opera strutturale di Peter Buggenhout. I vasi in vetro trasparente di Ritsue Mishima – presente anche a Palazzo Pisani Santa Marina con Ethnography of the Body and Material e altri nove artisti-artigiani giapponesi – e i fiori iperrealisti in vetro di Murano di Lilla Tabasso, la biologa milanese che da autodidatta ha imparato la tecnica a lume fino a vincere il Premio Fondazione di Venezia per The Venice Glass Week 2024.

Il bookshop chiude il percorso come spazio di approfondimento sensoriale filosofia della mostra con: libri, quaderni, profumi, vasi in vetro di Wave Murano Glass disegnati per Van Noten e gli animali di cartapesta dell’artigiana Sofia Sarria di Atelier Volante, già più volte partecipe di Atelier Aperti, il progetto a cura di Venezia da Vivere sull’eccellenza artigiana veneziana.

Hans Ulrich Obrist, un curatore su più fronti a Venezia per la Biennale Arte 2026

Hans Ulrich Obrist, un curatore su più fronti a Venezia per la Biennale Arte 2026

Hans Ulrich Obrist è tra i curatori più influenti dell’arte contemporanea ed è anche quello più presente alla Biennale Arte 2026 con tre progetti in simultanea

Hans Ulrich Obrist, direttore artistico delle Serpentine Galleries di Londra e tra i curatori più influenti dell’arte contemporanea, è la presenza trasversale di questa Biennale.

Il Padiglione della Santa Sede, L’orecchio è l’occhio dell’anima, curato insieme a Ben Vickers, si sviluppa in due sedi veneziane: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi a Cannaregio e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello. Un’installazione sonora immersiva ispirata a Ildegarda di Bingen, con lavori di Brian Eno, Patti Smith, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Meredith Monk e altri venti artisti, da ascoltare in cuffie individuali. Patti Smith ha inaugurato con Sonic Prayer nella Chiesa degli Scalzi a inviti.

A Palazzo Diedo a Cannaregio, cura con Mat Dryhurst, Holly Herndon e Adriana Rispoli Strange Rules: una mostra che introduce il concetto del Protocol Art sulle regole invisibili che governano la cultura digitale – algoritmi, AI e web – trasformandole da strumenti in soggetto. Trevor Paglen porta Voyager, un’installazione in cui script audio ipnotici, sensori del polso e software di biofeedback ascoltano le conversazioni fisiche del visitatore e ne selezionano i percorsi narrativi. Philippe Parreno firma una commissione permanente: due cavi elettrificati tesi sul soffitto sostengono una struttura mobile di luci LED che reagiscono ai suoni della stanza, trasformando l’ambiente in qualcosa di vivo.

In qualche maniera Obrist è collegato anche alla mostra all’Espace Louis Vuitton, perchè nel 2022 aveva curato WORLDBUILDING alla Julia Stoschek Foundation e tra gli artisti c’era Lu Yang, che in occasione della Biennale Arte 2026 presenta DOKU The Illusion, il quarto capitolo della serie DOKU. Un’installazione video tra filosofia buddhista, anime e videogiochi che trasforma lo spazio in un santuario cibernetico, a metà tra una cappella e un rifugio futuristico, dove l’avatar, costruito sul volto dell’artista, attraversa paesaggi generati dall’AI sullo sfondo della penisola giapponese di Izu.

Obrist firma anche Fanfare/Lament di Matt Copson all’isola di San Giacomo in Paludo, terza e nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, tra Murano e Burano: acquistata nel 2018 e trasformata dopo anni di importanti lavori conservativi in un laboratorio di arte e sostenibilità. Un’opera multidimensionale che nasce dalla relazione dell’artista con l’isola e con la natura del luogo, progettando sculture volanti (aquiloni) che sventolano sopra le ex polveriere napoleoniche: sono degli occhi senza corpo, che guardano il pubblico dall’alto, e una forma cava e indefinita molto grande nera.

Sui prati sono collocate opere permanenti di Goshka Macuga, Pamela Rosenkranz, Hugh Hayden, Claire Fontaine, Thomas Schütte.

Uno degli spazi residenziali del complesso porta la firma dello Studio Luca Guadagnino: interni essenziali e cornici alle finestre rifinite in foglia d’oro. Regista già presente a Venezia con la sua creatività, nel 2024 aveva curato Homo Faber, la rassegna internazionale dedicata all’alto artigianato alla Fondazione Giorgio Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore, che per la quarta edizione passa il testimone all’artista e designer britannica Es Devlin – la stessa che ha firmato i live show di Beyoncé, U2 e Lady Gaga – e trasformerà l’isola di fronte a San Marco in An Island of Light: quindici installazioni immersive costruite attorno al lavoro di centinaia di maestri artigiani da tutto il mondo, dall’1 al 30 settembre 2026.