83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov
George Clooney che scherza con i fotografi, Robert Pattinson alle prese con il caldo, look discussi e film già in odore di Oscar: #Venezia83 raccontata dal divano di casa
Quest’anno la Mostra del Cinema di Venezia l’ho vista da casa. I programmi erano altri, poi un intoppo ha fatto saltare tutto e così, invece delle proiezioni al Lido, delle conferenze stampa e delle giornate trascorse tra una sala e l’altra, ho seguito Venezia attraverso gli articoli dei colleghi, le dirette, i video e i post pubblicati sui social.
Una posizione insolita per chi la Mostra è abituata a viverla di persona. Quando conosci i luoghi, i ritmi, le attese e tutto quello che succede intorno a una proiezione, anche dallo schermo di un cellulare continui a guardare oltre l’immagine.
Quello che arriva è una Mostra frammentata tra red carpet, conferenze, recensioni, dichiarazioni, abiti, piccoli gesti catturati dalle telecamere e film che, almeno per il momento, possiamo soltanto aspettare di vedere. E mi sono chiesta quanto della Mostra del Cinema arrivi davvero a chi la segue da casa?
George Clooney alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Marta Formentello
Greta Scarano alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Marta Formentello
George Clooney, il Leone d’Oro e Venezia
Per chi ben comincia… George Clooney è stato tra i primi ad arrivare a Venezia per ricevere il Leone d’Oro alla carriera, consegnato il 2 settembre, durante la serata inaugurale.
Un ritorno che ha avuto qualcosa di familiare perché Clooney al Lido è uno dei personaggi più amati, che negli anni ha costruito un lato leggero e divertente del festival. I fotografi lo aspettano volentieri proprio perché spesso scherza, fa qualche espressione buffa, si siede con loro per una foto di gruppo e qualche volta prende perfino in mano la macchina fotografica di qualcuno, creando per pochi secondi una forma di confidenza tra il personaggio famoso e chi, ai lati del red carpet, sta semplicemente facendo il proprio lavoro.
La premiazione l’ho seguita in diretta sull’account della Biennale (qui lo speciale del Tg24 di Sky) e Clooney, dopo avere scherzato sul fatto che un premio alla carriera possa essere anche un modo elegante per ricordarti che stai invecchiando, ha parlato dei suoi 45 anni di cinema, delle persone incontrate lungo il percorso e soprattutto del valore delle storie in un periodo in cui la paura viene usata sempre più spesso come strumento. Ha ricordato il lavoro dei giornalisti che continuano a fare domande, degli artisti, degli attori e dei musicisti e ha detto: nessuno ride o piange in lingue diverse, sogniamo nello stesso modo e nello stesso modo i genitori si preoccupano per i propri figli.
Ad accompagnarlo c’era Amal Clooney, che già all’arrivo ha spostato per qualche ora l’attenzione dal cinema alla moda con un completo nei toni del verde oliva composto da top, micro shorts e blazer in seta. Spesso sui social i look delle celebrities finiscono per dividere i commenti tra chi li apprezza e chi li critica, e anche questa volta è successo lo stesso: Vogue Italia lo ha definito “essenziale, semplice, ma super chic”, D la Repubblica ha parlato di un outfit “romantico ed elegante” e iO Donna “sobrio e stiloso”, mentre altri hanno considerato i pantaloncini troppo corti e il look poco adatto all’occasione.
Il dettaglio che mi ha incuriosito in realtà è stato un altro: il completo appartiene alla collezione Primavera/Estate 2027 di Tom Ford by Haider Ackermann, quindi Amal Clooney l’ha indossato a Venezia in anteprima, prima ancora che la collezione venga presentata ufficialmente.
Irina Shayk alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov
Vittoria Ceretti alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov
Robert Pattinson, il caldo di Venezia e Primetime
Tra i post o reel dedicati a Robert Pattinson ne ho trovato per caso uno molto simpatico, in cui cercava di tamponarsi il viso con dei micro foglietti tra la folla scalpitante che lo reclamava per un autografo. L’estate è dura quando le temperature restano alte e l’umidità, come a Venezia, rende l’aria ancora più pesante, e questi giorni di inizio settembre sono stati un atto di forza per chi ha dovuto affrontare il red carpet in giacca o in abito da sera.
Per il suo primo red carpet veneziano, Pattinson ha sfoggiato un completo gessato total white custom Dior – in contrasto con una #Venezia83 dove il nero ha dominato molti look – con giacca doppiopetto (N.B.), camicia bianca, cravatta a righe navy e rosse e mocassini marroni. Sembrava uscito da un film degli anni Trenta, con quell’eleganza da vecchia Hollywood che fa pensare a Cary Grant. Con lui, Suki Waterhouse in un mini abito di pizzo verde-oro della collezione Pre-Fall 2026 di Saint Laurent, con maniche lunghe, collant trasparenti (con questo caldo!) e décolleté a punta con tacco curvo.
Mi ha fatto pensare alle sale, dove in giornate così l’aria condizionata le rende freddissime: immancabile nello zaino o nella borsa da Mary Poppins il foulard o il giacchino spesso stropicciato da mettere e togliere, utilissimo come anti-frigorifero.
“Speriamo gli piaccia” ha detto l’attore in conferenza stampa riferendosi a Chris Hansen, il giornalista che interpreta in Primetime e che conduceva il programma televisivo americano To Catch a Predator, costruito attraverso incontri organizzati con adulti convinti di avere un appuntamento con adolescenti e poi messi davanti alle telecamere. Il film di Lance Oppenheim parte proprio dalla storia di quel programma e dal personaggio di Hansen per osservare il confine tra giornalismo, spettacolo e diritto di esporre pubblicamente una persona.
Un tema sviscerato dalla recensione di Anna Cortelazzo su Il Bo Live, dove dalla domanda “con che diritto sbatti il mostro in prima serata?” la riflessione va oltre il reato in sé e riguarda il potere di chi racconta: fino a che punto un giornalista, una televisione o il pubblico possono trasformarsi in giudici?
Il titolo Primetime richiama proprio quella collocazione televisiva, la prima serata, dove vicende così delicate entravano nello stesso spazio occupato dall’intrattenimento e dagli altri programmi destinati al grande pubblico. Oggi, osserva Cortelazzo, quella stessa ricerca di attenzione passerebbe attraverso la logica degli algoritmi, dei clic e delle visualizzazioni.
Per capirne di più bisogna aspettare il 15 ottobre, quando la pellicola uscirà nelle sale italiane.
Alba Rohrwacher alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov
Maggie Gyllenhaal alla 83. Mostra del Cinema di Venezia 2026 ph. Igor Serdyukov
La Mostra del Cinema da insider
Le conferenze stampa si possono seguire nei reel degli account di settore, i red carpet arrivano quasi in diretta, le recensioni si leggono poche ore dopo le proiezioni e sui social circola praticamente di tutto, però manca quella parte della Mostra fatta di corse tra una sala e l’altra, lo sguardo da vampiro dopo l’ultima proiezione, le nottate in bianco a scrivere e selezionare foto, tragitti in vaporetti gonfi, commenti scambiati al volo e continui clic sul portale delle prenotazioni dei film a caccia di un posto libero anche mentre stai guardando un altro film.
Adoro passare la serata finale in sala stampa con i colleghi e i giornalisti di tutto il mondo, seguire le premiazioni dagli schermi e commentare i risultati quasi come allo stadio. Dopo giorni passati a vedere film, scrivere recensioni, confrontare impressioni e fare pronostici, quando viene annunciato un titolo che hai visto sembra quasi di stare in osteria: si alza la voce, partono i gridolini, qualcuno si infastidisce e fa “ssh” per zittire, mentre gli animi ormai sono accesi. E se poi vince il Leone proprio il film che hai visto e che ti è piaciuto, lì non c’è più freno e corri verso la rush line per riuscire a rivederlo.
Si parla già di Oscar per John Malkovich in Wild Horse Nine di Martin McDonagh. Venezia, del resto, porta fortuna, basta ricordare i Leone d’Oro: La forma dell’acqua di Guillermo del Toro nel 2017 con quattro Oscar; Nomadland di Chloé Zhao nel 2020 con tre Oscar e recentemente Poor Things di Yorgos Lanthimos nel 2023 ne ha vinti quattro.
Mancano ancora due giorni, i premi finali e qualche sorpresa. Nel frattempo la lista dei film da vedere si è già allungata parecchio.
Continua la lettura su temi come Arte, Cultura, Moda …
Blog