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Venezia si conferma la capitale mondiale dell’arte contemporanea, e ogni Biennale aggiunge un nuovo capitolo: Pinault, Prada, Berggruen, Kapoor, Sandretto, Fiorucci con l’ultima ad aggiungersi nella lista: la Fondazione Dries Van Noten a Palazzo Pisani Moretta.

Si chiamano Pinault, Berggruen, Guillon, Mikhelson… Collezionisti miliardari che acquistano pezzetti di antichi e meravigliosi spazi veneziani per trasformali in centri della bellezza e della cultura.

Dalla Fondazione Guggenheim, Fondazione Pinault con Palazzo Grassi e Punta della Dogana, Fondazione Prada, Querini Stampalia alla Bevilacqua La Masa, si sono aggiunte negli ultimi anni l’Anish Kapoor Foundation a Palazzo Manfrin – palazzo cinquecentesco di Cannaregio aperto al pubblico per la seconda volta con una mostra che attraversa cinquant’anni di ricerca tra studi di architettura, modellini e scultura – e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo all’isola di San Giacomo in Paludo. A Palazzo Diedo si è insediata Berggruen Arts & Culture, diretta da Mario Codognato, con un programma di residenze d’artista e mostre internazionali. La Fondazione Fiorucci ha scelto Venezia per la sua sede europea.

Sarà una coincidenza ma ogni Biennale porta nuovi arrivi e questa volta, con un po’ di anticipo, è stato il turno di Dries Van Noten, lo stilista belga che per trentotto anni ha guidato il suo omonimo brand, uno dei grandi nomi della haute couture internazionale, oggi nelle mani del Gruppo Puig di Barcellona e come successore alla direzione creativa, Haider Ackermann.

Nel giorno del patrono veneziano (il 25 aprile), lo splendido palazzo sul Canal Grande Palazzo Pisani Moretta ha aperto le porte della Fondazione – creata da Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe – con la mostra The Only True Protest Is Beauty.

All’opening, Van Noten ha spiegato il senso di questa scelta: “L’artigianato mi ha dato così tanto che per me ora è necessario restituire, e mostrare alle persone la sua importanza, specialmente in questi tempi dell’AI. Volevo mostrare che la creatività, le cose che sono fatte con le tue mani, con il tuo cuore, con il tuo cervello, sono più importanti delle cose fatte con il computer.

Il percorso si sviluppa in venti stanze con oltre duecento opere – moda, gioiello, vetro, ceramica, scultura, fotografia – inseriti negli spazi affrescati da Tiepolo, Guarana, Diziani. La presenza degli abiti di Christian Lacroix e Comme des Garçons crea un percorso temporale e la luce diventa l’elemento coinvolgente e immerso, grazie all’intervento del light artist marionanni.

Incredibili i gioielli Memento Mori di Codognato, storica maison veneziana cara ad Andy Warhol e Coco Chanel e le composizioni scultoree di Ann Carrington con posate in argento e metallo riutilizzate, cucchiai e forchette trasformati in forme organiche. Nella sala Bending Light è protagonista un tavolo monumentale in vetro realizzato su commissione da Wave Murano Glass con Armand Louis. L’artista Misha Kahn espone Dusk’s Reveled Whisps (2023): una silhouette ondeggiante tessuta a mano di un orologio totemico inserito nello spazio della sala Part and Whole con l’opera strutturale di Peter Buggenhout. I vasi in vetro trasparente di Ritsue Mishima – presente anche a Palazzo Pisani Santa Marina con Ethnography of the Body and Material e altri nove artisti-artigiani giapponesi – e i fiori iperrealisti in vetro di Murano di Lilla Tabasso, la biologa milanese che da autodidatta ha imparato la tecnica a lume fino a vincere il Premio Fondazione di Venezia per The Venice Glass Week 2024.

Il bookshop chiude il percorso come spazio di approfondimento sensoriale filosofia della mostra con: libri, quaderni, profumi, vasi in vetro di Wave Murano Glass disegnati per Van Noten e gli animali di cartapesta dell’artigiana Sofia Sarria di Atelier Volante, già più volte partecipe di Atelier Aperti, il progetto a cura di Venezia da Vivere sull’eccellenza artigiana veneziana.