Dalla facciata di Palazzo Ducale al Canal Grande, passando per i palazzi più belli della città: alla Biennale Arte 2026 la moda è sempre più protagonista.
La moda è sempre più presente in Biennale, con un ruolo che va ben oltre la sponsorizzazione dei singoli padiglioni. Basta ripercorrere le ultime edizioni: Valentino main sponsor del Padiglione Italia nel 2022, Tod’s nel 2024, Dior con la cena di gala al Teatro La Fenice per il restauro della Galleria Giorgio Franchetti – Ca’ d’Oro.
Quest’anno il passo più significativo è stato quello di Bulgari come partner esclusivo della Biennale fino al 2030, esponendo con un proprio padiglione ai Giardini dedicato all’artista canadese Lotus L. Kang, una mostra alla Biblioteca Nazionale Marciana con Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda, e un video mapping sulla facciata di Palazzo Ducale.
Swatch, partner storico della Biennale Arte per oltre quindici anni, porta Flora Fantastica nella Serra dei Giardini Reali con le opere di cinque artisti in residenza allo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai, in linea con il tema In Minor Keys.
Bottega Veneta ha invece trasformato la facciata della banca a Palazzo Nervi-Scattolin in Campo Manin in un cinema all’aperto, proiettando le opere di Kandis Williams, Meriem Bennani e Tai Shani.
Alla Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina, Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, curata da Nancy Spector, mette per la prima volta a confronto le pratiche dei due artisti: entrambi lavorano attraverso l’appropriazione di immagini della cultura popolare americana – film, fumetti, post sui social, copertine di dischi – per rivelare miti, ossessioni e contraddizioni degli Stati Uniti contemporanei.
A Palazzo Grimani, la prima mostra personale in Italia di Amoako Boafo si intitola It Doesn’t Have to Always Make Sense. L’artista ghanese espone ritratti realizzati lavorando il pigmento direttamente con le dita: una tecnica che Kim Jones aveva già portato dentro gli atelier di Dior nel 2021, riproducendola in ricami e jacquard per la collezione uomo primavera-estate.
Nella via dello shopping di Calle Larga XXII Marzo, la boutique di Pomellato ha presentato la collezione di ceramiche di Mutina: vasi dalle forme morbide ed essenziali, nei colori caldi del gioiello italiano. Due brand del lusso che scelgono la Biennale per un’operazione culturale oltre che commerciale. E nelle vicinanze di Piazza San Marco, in occasione della Biennale Arte 2026 l’Espace Louis Vuitton presenta DOKU The Illusion – quarto capitolo della serie DOKU – un’installazione immersiva di Lu Yang. Tra filosofia buddhista, anime e videogiochi lo spazio diventa un santuario cibernetico, dove il protagonista è un avatar costruito sul volto dell’artista, che attraversa paesaggi generati dall’AI sullo sfondo della penisola giapponese di Izu.
Il Venice Venice Hotel di proprietà di Golden Goose sul Canal Grande porta Il Gesto di JR, l’artista francese – lo stesso che all’after-party degli Oscar 2025 aveva trasformato i volti delle star in grandi stampe in bianco e nero – ha coperto buona parte della facciata di Palazzo Ca’ da Mosto con un grande murales. Partendo dalle Nozze di Cana di Paolo Veronese del 1563, ha sostituito le figure bibliche del banchetto con 176 volti reali: ospiti e volontari della comunità di Refettorio Paris, un progetto di ristorazione solidale fondato dallo chef Massimo Bottura. All’interno, un arazzo monumentale di 4,30 per 7,80 m realizzato dalla Fabbrica Lenta di Giovanni Bonotto con filati di plastica riciclata, lana vergine, cotone biologico e carta washi.
La Fondazione Bonotto è a Venezia anche a Palazzo Ducale come parte della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, visitabile fino al 29 settembre, con un grande arazzo di 6,5×1,9 m tessuto con filati ottenuti da plastiche di rifiuti industriali e fibre ottiche e si intitola We Are Bodies of Water.
Opera di JR al Venice Venice Hotel ph. Settimo Cannatella
Ci sono le new entry dei colossi a Venezia come le fondazioni culturali che occupano meravigliosi palazzi sul Canal Grande e trasformano dimore private in centri per la condivisione e il networking. Ultimo tra questi è la fondazione dello stilista belga Dries Van Noten, che dopo trentotto anni alla guida del suo omonimo brand di moda, si è regalato il “pensionamento” a Palazzo Pisani Moretta con un’incredibile mostra The Only True Protest Is Beauty.
Oltre duecento opere di moda, gioiello, vetro, ceramica, scultura, fotografia, inserite negli spazi affrescati da Tiepolo, Guarana, Diziani e affiancate agli abiti di Christian Lacroix e Comme des Garçons, e le fotografie di grande formato dell’artista canadese Steven Shearer.
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